lunedì 1 ottobre 2018

Trame urbane: il DNA della città

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la collezione Trame Urbane di Mat3ria Lab.

Come spiegare il fascino intramontabile delle grandi città? Edifici, strade e monumenti che delineano un “metabolismo urbano”. Un vero e proprio organismo vivente, alimentato dalle attività umane che scorrono pulsanti in una fitta rete di infrastrutture.
Molti designer hanno cercato di carpire l’essenza magica delle metropoli, per trasporla in oggetti d’uso comune. Degni di nota sono senz’altro la collezione di gioielli Urbania di Gaspare Buzzatti, le piastrelle City disegnate da Diego Grandi per Lea Ceramiche, il tappeto “City up Milano” di Nodus, firmato da Peter Rankin, la “City Map Shelf Bookcase” by Markus Fischer; non dimentichiamoci poi dei tavolini Poliart di Luca Nichetto per Casamania e del tavolo “Piece by piece” di Alice Guarisco.
Lampada a parete e tavolini dalla collezione Trame Urbane di Mat3ria Lab

Tutti progetti esemplari, sebbene “casi isolati”, ovvero oggetti singoli o piccole serie, che non hanno dato vita ad una collezione espansa di prodotti differenti; caratteristica sulla quale ha invece lavorato Mat3ria Lab, con “Trame Urbane”.
Mat3ria Lab è uno studio fondato da tre giovani designer italiani: Giulia che viene da Bergamo, Flavia da Arese e Federico da Pavia; si conoscono allo IED dove studiano Interior Design, si separano per diverso tempo e poi si riuniscono, carichi di un bagaglio esperienziale, che li porta a creare la loro realtà lavorativa a Milano.
il team Mat3ria Lab

Progetto capofila di questo trio creativo è appunto la collezione Trame Urbane, composta da una serie di tavoli ai quali si affiancano uno specchio e due lampade; una da terra e una da parete. Obiettivo del team, quello rappresentare un nuovo modo di interpretare il reticolato metropolitano, sintetizzandolo in pura forma; creando oggetti di arredo personali e unici, nei quale riscoprire, quell’intimo legame che ci lega da una particolare città.
Tavolini della collezione "Trame Urbane" in lavorazione

Come? Con la totale personalizzazione dei pezzi! Basterà comunicare a Mat3ria Lab, quale sia la città del cuore, la mappa di quest’ultima, verrà digitalizzata per diventare parte del progetto e subito oggetto concreto.
Tutti i pezzi sono 100% Made in Italy, realizzati artigianalmente con l’ausilio di moderne tecnologie come il taglio laser, disponibili in tutte le colorazioni della cartella RAL e in 7 diverse finiture speciali.
www.mat3rialab.it

lunedì 3 settembre 2018

6 domande al designer Marcello Ziliani

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, intervista il designer Marcello Ziliani sul tema "Giovani e Design".

Allievo del grande Achille Castiglioni, Marcello Ziliani, si laureava 30 anni fa al Politecnico di Milano. In questi sei lustri, Ziliani lavora molto, anzi moltissimo, lasciando dietro di se una scia smisurata di pregevoli prodotti e preziose collaborazioni: Calligaris, Pedrali, Flos, Rapsel e Magis, solo per citarne alcune.
Dal 2011 insegna design di prodotto all’università di San Marino, nella sua carriera si occupa anche di scenografie teatrali ed allestimenti; art direction e design coordination; grafica e comunicazione.
Dall'alto dei molti premi ricevuti, non è esagerato definirlo uno dei designer italiani contemporanei più autorevoli e influenti.
Marcello Ziliani - Ph. Diego Alto


Marcello, tu all'inizio della tua carriera hai trascorso diversi anni all'estero per poi tornare in Italia. Quanto conta oggi intraprendere una ricerca personale all'estero per un giovane designer?

È indispensabile! Prima di tutto perché nel settore tradizionalmente praticato in Italia dai designer, l’arredamento, lo spazio è praticamente nullo. Ma anche a livello formativo, un'ipotesi di magistrale o master all'estero ritengo sia sicuramente importante. Ormai secondo me è il concetto stesso di estero che è sbagliato, vanno abbattuti i confini, soprattutto quelli mentali, per approcciarsi al mondo intero.

Hai avuto un maestro importante come Achille Castiglioni, ritieni sia stato un tassello fondamentale per la tua formazione?

Si, sicuramente, questo l'ho sempre detto. Innanzitutto mi ha mostrato come ci si può divertire, progettando cose e come rimanere “leggeri” anche affrontando argomenti seri. 
In secondo luogo, poneva al centro l’osservazione dei comportamenti, la "user experience", facendomi inoltre capire che "un progetto ha un senso, quando ha al suo interno un elemento fondante che ne sia la componente principale".

La domanda amletica per ogni giovane designer: da dove iniziare? Un'esperienza estera? Gavetta in uno studio o presso un'azienda? Cercare visibilità attraverso web e social media? 

Tutti e tre. Ritengo che questi elementi non siano bypassabili, oggi non ci si può concentrare solo su una di queste strade. I social, perché importante strumento di diffusione della propria professionalità; un'esperienza estera, se non durante gli studi, immediatamente dopo, permette invece di approcciarsi a strutture, come studi e aziende di una certa dimensione; che pagano bene e garantiscono possibilità di crescita professionale anche ai giovani neolaureati. Cosa che in Italia è molto più difficile da trovare, sebbene non impossibile.

Quanto è importante secondo te avere sott'occhio tutto il ciclo produttivo della filiera? 

Io ho sempre sostenuto fosse fondamentale: se non sai come si fa una cosa non puoi progettarla! L'alternativa è lasciare nelle mani dei tecnici ed ingegneri la parte di engineering, soluzione molto comoda, ma che “rende schiavi”, con il rischio di perdere il controllo sul progetto, anziché essere un elemento attivo nella progettazione.

Ami definirti un “sediaiolo” e la mole di progetti che hai alle spalle ti dà ragione. Molti ritengono la sedia come uno degli oggetti più difficili da disegnare; condividi questa affermazione?

No, non la condivido, probabilmente perché le disegno abitualmente e quando fai una cosa da tanto tempo, la fai senza accorgerti delle difficoltà; questione di allenamento.
Ho sempre considerato, fin da gli inizi della mia carriera, come afferma Castiglioni, che “Un progetto è un progetto”, pertanto se l'approccio è corretto ogni tipo di oggetto è ugualmente difficile e ugualmente affascinante da affrontare. Tuttavia riconosco che più una tipologia di progetto è praticata, come nel caso della sedia, meno è facile trovare, all'interno di questo tema, sbocchi originali ed interessanti.
Il designer Marcello Ziliani - Ph. Diego Alto


Un consiglio ai giovani designer ed un consiglio alle aziende italiane?

Ai giovani dico innanzitutto di scegliere bene la scuola da frequentare e poi di fare una scelta precisa e su quella insistere; cercare un ambito nel quale credere e su quello concentrarsi, assecondando sempre la propria indole.
Credo invece che le aziende italiane che si occupano di design non abbiano bisogno di consigli, essendo a mio parere un comparto estremamente sano e dinamico. Quelle che non si occupano di design, o che vi si stanno approcciando, prima di cercare un progetto da produrre, dovrebbero pianificare e predisporre una corretta strategia e gli adeguati strumenti commerciali.

mercoledì 1 agosto 2018

Piccole architetture luminose

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta le lampade artigianali di Isabella Garbagnati

I progetti di Isabella Garbagnati, nascono da una ricerca di materiali, che attraversano il linguaggio dello stile e dalla scuola di pensiero del design degli anni 1920-1950. Traducendo le sensazioni dell’epoca, nascono così piccole architetture luminose, oggetti il cui bagliore senza tempo dona vita a materiali altrimenti inerti. L’attenzione al dettaglio, costituisce la soluzione tecnica ed estetica che diventa particolare del carattere personale di ogni oggetto.
Una delle lampade della designer Isabella Garbgnati

“Il senso è guardare con occhi nuovi”, ci ricorda Isabella, che rigirandosi fra le mani pietre e pezzi di lamiera, è già alla ricerca di paesaggi nelle cose, per generare micro-mondi da abitare. A luce accesa questi accostamenti materici accendono un’emozione riflessiva che cattura il recondito presente in ogni uno di noi. Gli occhi scrutano le superfici e le aperture, vogliono entrare e passeggiare all’interno di questi corpi luminosi; oggetti in equilibrio tra arte design e artigianato.
Coppia di lampade - design Isabella Garbagnati
Cugina diretta di Gio Ponti, con nonno architetto, Isabella respira fin da bambina il senso della costruzione e della matericità; si forma in scuole di musica e arte, concretizzando poi il suo percorso in architettura al Politecnico di Milano; allieva del maestro e professore Decio Guardigli.
Coppia di lampade - design Isabella Garbagnati

Negli ultimi 10 anni vive a Parigi, lavorando in grandi studi francesi; le sue lampade nascono nel “VI Arrondissement”, il famoso quartiere parigino, che ha fatto la storia del design. “Sono architetto e passeggiando per le vie delle gallerie mi sono permeata di quella cultura dove tutto sembrava possibile e raggiungibile, dove la razionalità si fondeva con il sogno, dove i materiali esploravano le emozioni di chi li osservava.”
La designer Isabella Garbagnati
La giovane progettista ha quindi deciso di utilizzare per i suoi oggetti, materiali antichi e nobili, come alabastro, ottone, ferro e rame; accostati ad altri più contemporanei, come vetro epossidico e resina. Ogni lampada è un pezzo unico autoprodotto, curato nei minimi dettagli e realizzato personalmente dalla designer, che seleziona i materiali, progetta, ingegnerizza, salda e assembla tutti i componenti.
www.isabellagarbagnati.com

sabato 21 luglio 2018

Lusôr: luce tutto intorno

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Carlo Sguassero e le sue lampade eco-sostenibili.

Il design moderno è caratterizzato dalla ricerca e sviluppo di nuovi materiali: innovativi, ecologici e belli. La rilevanza dei materiali, nella progettazione è talmente forte da essere stata teorizzata e codificata negli anni 80, in un ramo di progettazione, chiamato “CMF Design”, l’acronimo di Colori, Materiali e Finiture. Un’attività che indaga sulle proprietà cromatiche, decorative e tattili, da applicarsi a prodotti e ambienti.
L'architetto e designer Carlo Sguassero

Il giovane Architetto e Designer, Carlo Sguassero, mette in mostra il suo concetto di innovazione, sostenibilità e ricerca estetica, attraverso la progettazione di una nuova lampada, decisamente rispettosa dell’ambiente.
Lusôr è una parola friulana il cui significato è luce, bagliore; proprio la ricerca di una particolare emissione luminosa, determina il lungo lavoro svolto per produrre un materiale di origine naturale, che potesse dare effetti di luce organici, inaspettati e mutevoli nel tempo.
Lusôr design by Carlo Sguassero

Come? Trasformando scarti in una risorsa preziosa, miscelando granuli di sughero (ricavati dallo smaltimento tappi di bottiglia) o grani ottenuti da gusci di noci e mandorle; con resina bicomponente.
Gli strati di resina sono applicati manualmente su tutta la superficie del paralume, la sottile texture che ne deriva, cambia la diffusione della luce dando vita a colori vivaci e ricchi di sfumature. Il calibro dei granuli viene scelto con attenzione, per ottenere un equilibrio perfetto tra la trasparenza della resina e l’aspetto opaco dei granelli con luce spenta.
La lampada Lusôr dell'architetto e designer Carlo Sguassero

Ogni pezzo è unico, perché realizzato con procedimenti artigianali e con una materia prima che per sua stessa natura è soggetta a mutamenti, alterazioni e combinazioni sempre diversi.
Sguassero applica il cosiddetto pensiero laterale: “...per me tutto nasce da una grande curiosità, come quella dei bambini, cercando di riconoscere il senso e la funzione delle cose e comprendere il loro lato razionale ed emotivo.”
Il designer Carlo Sguassero durante la realizzazione dei prototipi

Un architetto rimasto bambino anche da grande, che cerca di guardare il mondo con occhi sempre diversi, continuamente alla ricerca di qualcosa di nuovo, in grado di trasmettere sensazioni oltre che funzionalità.

venerdì 1 giugno 2018

“Shake the light" un cocktail di luce

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta l’ultimo progetto di J&Vita Design.

Il Design, è cosa nota, corre su un binario parallelo a quello della moda e dell'arte; il “Ready-made Design" si ispira infatti alla corrente artistica fondata da Duchamp, caratterizzata dall'utilizzo di comuni oggetti, decontestualizzati dal loro ambito o funzione, per diventare qualcosa di completamente diverso.
"Shake the Light" design by J&Vita Design

Il Ready-made non è però da confondersi con l'Upcycling, non si parla di riciclo o riutilizzo di un'oggetto; ma piuttosto della capacità di creare nuovi significati, storie e funzioni attraverso la sua “spregiudicata” e volontaria ricollocazione. Una spregiudicatezza intellettuale, che ha dato i natali a icone del design, come la lampada Falkland di Munari o lo sgabello Mezzadro dei fratelli Castiglioni.
Shake the Light" è un esempio da manuale, di questa estroversa corrente del design contemporaneo. Lo shaker d'acciaio abbandona il bancone del bar per riempirsi di luce; si dischiude, si innalza, rotea e trasla, mixando nell'ambiente i raggi luminosi, che si rifrangono sulla superfice metallica.
Jacopo Fettolini e Viola Sarita Tadini, i fondatori di J&Vita Design

Un progetto nato quasi per gioco, fra un cocktail ed uno schizzo su fogli improvvisati, appoggiati al tavolino di un bar. I protagonisti di questa storia sono l'architetto, problem solving, Jacopo Fettolini e la designer, mente creativa, Viola Sarita Tadini; insieme fondano J&Vita Design ed iniziano la carriera da liberi professionisti. Il loro motto? “Proudly Uncommon”, orgogliosamente non comuni!
La lampada "Shake the Light" disegnata da Jacopo Fettolini e Viola Sarita Tadini

Dopo lunghi studi, l’idea del duo prende forma concreta, in acciaio ed alluminio; lucido il primo e colorato il secondo. In alluminio è realizzata la spina dorsale dell'oggetto, ovvero la struttura portante a binario, che presiede ad ogni regolazione del bulbo illuminante; quest'ultimo si attiva a sfioramento, un tocco di magia, che lascia la forma pura, libera da pulsanti e interruttori.
Un oggetto che nella sua essenzialità riesce ad essere divertente e inaspettato, senza risultare mai fuori luogo, in alcun ambiente della casa.
www.jevita.it

martedì 1 maggio 2018

BRILLO… E LA TAVOLA SORRIDE

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta “Artful casacontemporanea”

Ambra Pisati & Maria Laura Sala

La nuova generazione di designer italiani? Cittadini del Mondo che muovono i primi passi su un marketplace globale, cavalcando l'onda della “rivoluzione digitale”, raccontandosi e promuovendosi sui social network, prototipando nei FabLab e vendendo su piattaforme online. Creativi che fanno tesoro della cultura artigiana italiana, così come dei materiali del territorio e delle tecniche antiche; conciliandole con le nuove tecnologie, in risposta alle esigenze del lifestyle contemporaneo.
Brillo by Artful casacontemporanea - Design by Ambra Pisati e Maria Laura Sala

Artful è un brand giovane ma ben strutturato, che promuove un Made in Italy “Girl-powered”, totalmente autoprodotto. I volti dietro questo marchio sono due e non mancano mai di regalare sorrisi, sono quelli di Ambra Pisati e Maria Laura Sala, una coppia di amiche cresciute a “pane e design”, che si sono proposte di accorciare le distanze fra l'atto creativo, il design di qualità ed il cliente finale. Come? Autoproducendo i propri progetti, selezionando artigiani locali per la realizzazione, seguendone la produzione e curandone anche ogni aspetto legato a packaging, comunicazione e promozione.
Il set portabicchieri "Brillo", design by Ambra Pisati e Maria Laura Sala

Artful è una famiglia in continua crescita, che comprende complementi d'arredo ed oggettistica, fra gli ultimi nati c'è Brillo, un giocoso set di sottobicchieri.
Brillo ci permette di evadere dalla monotonia di ogni giorno, ecco che oggetti noiosi, dall'utilizzo noioso, come dei sottobicchieri, subiscono una metamorfosi: diventano un piccolo, divertente, capolavoro di design.
La trottola in legno, tornita da un maestro artigiano, raccoglie una serie di dischi in feltro colorato, tagliati a laser in un laboratorio digitale; morbidi cerchi che ben si adattano ad ogni misura di bicchieri o tazze.
Il corpo di Brillo, una trottola in legno tornita artigianalmente, con il piccolo logo inciso a laser

Ma il gioco non finisce qui, anzi...deve ancora cominciare! La trottola funziona per davvero e ispirandosi al gioco della bottiglia, vi permetterà di estrarre a sorte chi mangerà l'ultima fetta di torta, chi dovrà preparare il caffè oppure il lavapiatti di turno…
La piccola incisione laterale sulla superficie, segnalerà l’inequivocabile “premiato” del gioco.

lunedì 2 aprile 2018

Nexting Tables: valigie del quotidiano

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la nuova serie di tavolini del designer Matteo Mugnai.

Classe 1989, Matteo Mugnai è un designer fiorentino, laureato al Politecnico di Milano, appassionato di nuove tecnologie e stampa 3D.
Il designer Matteo Mugnai con uno degli esemplari di Nesting Tables

Nexting Tables è la sua ultima creazione, un set di tavolini vivaci quanto raffinati, che strizzano l'occhio ad adulti e bambini. Il primo impatto alla vista di questi oggetti è quello di essere davanti a prodotti sovrapponibili e l'impressione è quella giusta: forme identiche e dimensioni diverse. I tre tavolini possono essere utilizzati singolarmente nei differenti ambienti della casa, oppure tutti contemporaneamente nella stessa stanza e poi ricollocati in uno spazio ridottissimo, semplicemente facendoli scorrere uno sotto all'altro.
Le molteplici attività, che avvengono quotidianamente in uno spazio comune, hanno spinto Matteo a creare piani d'appoggio funzionali e fruibili da tutti; un coffee table? Un ripiano svuota tasche? Appoggio per smartphone in carica? Oppure un banchetto per far disegnare i più piccoli? Una sola risposta: Nexting Tables!
Il set "Nesting Tables" design by Matteo Mugnai
Le sorprese non finiscono qui, per questo oggetto, che come versatilità farebbe invidia ad Ikea e come linea stilistica ai grandi marchi italiani. Il piano di ogni tavolino è ben saldo, ma allo stesso tempo facilmente amovibile, per diventare un elegante vassoio in legno massello, velatamente tinteggiato. Sollevato il vassoio scopriamo la terza funzione dei tavolini, sotto al top, un capiente contenitore; cassetto, nel quale riporre riviste, un pc portatile, pastelli ed album da disegno o semplicemente i fastidiosi cavi, alimentatori e prolunghe che “infestano” la zona living. Non un anonimo contenitore, ma bensì uno scomparto elegantemente rivestito con carta da parati a pois.
L'interno foderato dei tavolini Nesting Tables
Come spesso accade nella mente di noi giovani designer, anche per Mugnai, la fonte d'ispirazione è stato “il viaggio”; racconta infatti, come questi tre oggetti, derivino direttamente dalla trasposizione in arredo, di un set di valigie, fedeli compagne e custodi dei beni di chi è sempre in movimento, per lavoro, per studio o per passione.
m.mugnaidesign@gmail.com