giovedì 1 dicembre 2016

Desert light, arredare con la stampa 3D

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Serena Fanara.

Serena Fanara è una giovane designer ed architetto milanese, paladina della “Maker Economy”, un concetto secondo il quale, tutto ciò che un creativo pensa, può essere autoprodotto e commercializzato.
Serana Fanara ed una lampada della serie "Desert Light"

Se ne parla ormai da tempo, ma il termine “Maker” non è ancora ben chiaro a tutti, l'unico dizionario italiano che lo riporta, dice solo: «fabbricante, artefice». Ma di cosa esattamente? Chi sono e cosa fanno?
Sostanzialmente si tratta di persone che hanno delle idee e si prodigano per progettarle e realizzarle concretamente. La loro caratteristica peculiare è la padronanza delle nuove tecnologie di progettazione digitale, di prototipazione rapida, nonchè di comunicazione e condivisione web.
Lampada "Desert Ligth" in PLA stampato in 3D

I designer del XXI secolo, a differenza dei loro predecessori non sono solamente “intellettuali della forma” che affidano alla carta le loro idee, lasciando il “lavoro sporco” ad ingegneri, modellisti e stampisti. I designer di oggi sono spesso maker: pensano, progettano, fanno tanta ricerca di mercato, di fattibilità e funzionalità, modellano in 3D e creano, in prima persona, prototipi che sono già oggetti finiti.
Lampada multicolore stampata in 3D by Serena Fanara

Le lampade Desert Light di Serena, ne sono un fulgido esempio, solidi bozzoli colorati, cangianti come seta e leggeri come una piuma. La capsule collection, dalle forme molto organiche e costruite, comprende diversi modelli, ma ogni lampada è comunque un pezzo unico, firmato e numerato.
Una volta accese, l’effetto setificato lascia il posto ad una morbida luce d’atmosfera; ritmata dai volumi e dal succedersi delle fasce cromatiche, nelle versioni multicolore.
Le lampade SeFa al buio si accendono di vivaci colori

Nuovi materiali e nuove tecnologie, per questi oggetti che fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile realizzare; prodotti tramite stampa 3D a filamento, con l’utilizzo di una bioplastica di origine vegetale, il PLA. Oltre che belle, le creazioni marchiate SeFa, risultano innovative sotto ogni punto di vista, compresa la sostenibilità; basti pensare che sono addirittura compostabili e biodegradabili.

lunedì 28 novembre 2016

DesignCircus X-Mas Edition 2016 - REVIEW

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, a Milano per raccontarci l'edizione natalizia dell'ormai noto DesignCircus.

Avevo già sentito parlare di DesignCircus, iniziativa attiva dal 2014, con ben sette edizioni alle spalle, ma non avevo ancora avuto modo di conoscerla, fino a sabato scorso.
DesignCircus è un evento patrocinato dal Comune di Milano, dedicato alla migliore autoproduzione italiana, che per l’edizione natalizia “X-Mas edition”, il 26 e 27 Novembre, ha scelto uno dei luoghi più popolari della movida milanese: Corso Como, con la vincente formula di “apertura speciale” fino alle ore 24:00, nella giornata di sabato.
DesignCircus X-Mas Edition
Location, l’Atelier Corso Como 5 (Atelier Abc Mannequins), adiacente al cui ingresso, l’organizzazione ha pensato bene di collocare un paio di Street Food Gourmet, per accontentare anche i palati più esigenti.
Lo spazio molto luminoso, non grandissimo ma accogliente, senz’altro ottimale per fruire comodamente delle 21 realtà creative in mostra.
Scatti rubati dall'evento DesignCircus
Mi sarei in verità aspettato unicamente pezzi di design autoprodotto, invece ho trovato anche opere d’arte, quadri, sculture, gioielli, cornici e numerosi pezzi unici, non c’è stato quindi da annoiarsi; a parte un paio di collezioni…dallo stile tristemente scontato e pacchiano ho trovato tutto il resto molto interessante, un’ottima selezione di pezzi.
DesignCircus X-Mas Edition presso l'Atelier Corso Como 5 a Milano
Fra gli espositori, il noto spazio TID, che come consuetudine sfoggia tutti i suoi oggetti “cavalli di battaglia” ma non manca mai di regalare qualche stuzzicante novità; Bigdesign di Luca Bignardi, del quale ho potuto finalmente apprezzare dal vivo, gli interessanti pezzi; l’amica Serena Fanara con le sue lampade “3d printed” della linea SeFa; bellissimi e fortemente espressivi anche i Robots dell’artista Simone Guazzetti, che risvegliavano la fantasia e strappavano un sorriso ad ogni visitatore, così come le “stoviglie storyteller” e gli oggetti di Emanuela Sala. Altissima qualità ed ottime idee, per gli oggetti in vetro di Glass MaDe, il grande centrotavola, in vetro effetto pluriball, mi ha fatto impazzire!
Le lampade Bigdesign / I Robots di Simone Guazzetti / Le opere di Glass MaDe
Rivelazione nel campo dei giovani designer autoproduttori, è stato per me INTERNO 99 di Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto, che si sono limitati ad esporre pochi oggetti, ma di alto contenuto, sia estetico che materiale. La loro lampada Lightshadow è semplice, ben rifinita e funzionale, a dir poco impeccabile; anche il vaso a parete Ortoteca non è da meno, metallo e ceramica per un oggetto dalla doppia identità: contenitore di piante ed appendino declinabile per abiti o asciugamani.
INTERNO 99 di Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto
A DesignCircus anche due Art Director prestati al mondo del design e dell’arte, si tratta di Daniele Cima, con le sue sgargianti e caleidoscopiche cornici dipinte a mano e Francesca Schiavoni, che ha proposto suggestive inclusioni in resina e metacrilato, ognuna con una sua storia da raccontare. Curiosi anche gli oggetti dell’architetto Rosa Vetrano, che con le sue “lampade medusa” ha da subito catturato la mia attenzione.
Il catalogo dell'evento DesignCircus X-Mas Edition 2016
Che dire dell’organizzazione? Voto 10 a Stefano Epis e Laura Alberti, che hanno organizzato un evento curato nei minimi dettagli, dato ampia visibilità mediatica soprattutto ai designer e fornito anche un bel catalogo cartaceo della mostra-mercato, disponibile oltretutto in digitale dall’app gratuita DesignCircus.

martedì 1 novembre 2016

Baby Tron, la seggiola prêt à porter

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto “Baby Tron”.

La Lombardia è senz’ombra di dubbio la capitale del design italiano, con oltre 6.200 imprese nel campo della produzione di mobili; risulta addirittura la prima regione in Europa, a dispetto della crisi.
Il progetto BABY TRON alla fiera HOMI di Milano.

Giulia Kron Morelli è uno dei 40 talenti lombardi under 35, selezionati nel 2016 per l’iniziativa “Design Competition Creatività³”. Il progetto, di Regione Lombardia con ADI Associazione per il Disegno Industriale e Fiera Milano, ha portato una frizzante ventata di creatività, all’HOMI di Settembre, la grande fiera dedicata alla persona ed agli stili di vita, recentemente conclusasi a Rho.
A ricordarci che il design del futuro è giovane, c’è Giulia con la sua poltroncina componibile Baby Tron, un oggetto in legno a misura di bambino: divertente, colorato, facilmente smontabile e trasportabile.
La seggiola Baby Tron della designer Giulia Kron Morelli

La robusta seggiola è in verità molto di più, si tratta di quattro oggetti in uno; una volta montata, può contenere ben due sgabelli ed un pratico cubo portaoggetti, sfilabili dalla seduta.
Ogni bimbo è unico e speciale, per questo motivo, sullo schienale è previsto uno spazio personalizzabile, nel quale si inserisce un “cammeo” a rilievo, realizzato con le tecnologie della stampa 3D e del taglio laser, tecniche che Giulia ha potuto affinare presso il FabLab di Brescia, del quale è co-fondatrice insieme a Michele Faini ed Eliana Valenti.
Baby Tron, robusta, sicura e facilmente smontabile.

La poltroncina si compone di soli 5 pezzi in legno, leggera e compatta, è trasportabile con l’apposito trolley di cartone, che il bambino può portare sempre con sè.
Tratto distintivo della designer italo-svizzera è saper conciliare la tradizione alle più evolute tecnologie produttive e materiali, con un occhio sempre rivolto alla sostenibilità.
La designer Giulia Kron Morelli con il prototipo della sedia Baby Tron.
Classe 1988, può annoverare numerosi premi e riconoscimenti, oltre che essere già una professionista affermata: Product Designer presso lo Studio eXpoint, collabora con aziende di gioielli e accessori come Mercantia, Barbieri Creazioni, AB AETERNO e MIOMOJO. www.studioexpoint.com

martedì 18 ottobre 2016

L’arte del calore: i nuovi termoarredi di design by HOTECH

Stile e funzionalità per i nuovi "design radiator" di Hotech, firmati Giovanni Tomasini - Studio7B.

SOLIS e PARALLAX sono due termoarredi di design, made in Italy, dallo stile fresco e moderno. Radiatori lanciati all’inizio del 2016, ma che vista la forte carica innovativa si preannunciano protagonisti anche per il 2017 e negli anni a venire.
PARALLAX by Hotech - Design: Giovanni Tomasini

Solis e Parallax sono opera del designer Giovanni Tomasini, direttore artistico di Studio7B, uno studio di progettazione, design e comunicazione di Brescia; bresciana è anche l’azienda produttrice, la HOTECH, che da anni si distingue per i suoi prodotti di alto livello, esportati nel Mondo intero.
Un disegno vibrante e giovane: tratti istintivi che sembrano tracciati sulla parete con la vernice fresca, celano una tecnologia brevettata all’avanguardia. Questi termoarredi extraslim in alluminio, sono ricavati dal pieno e racchiudono infatti, nello spessore di pochi millimetri, un fitto e potente circuito riscaldante in rame.
PARALLAX - Schizzi progettuali

Il risultato di tutto ciò? Corpi scaldanti che consumano fino a 10 volte meno acqua di un calorifero tradizionale, garantendo alte rese in tempi brevi. Alto design, super prestazioni e risparmio energetico sono gli elementi chiave di questi fantastici termoarredi, peculiarità che solo il made in Italy può dare.
Sospesi fra arte e design, Solis e Parallax di HOTECH, si candidano ad essere fra i migliori termoarredi mai realizzati, disponibili anche in versione elettrica, con una svariata gamma di colorazioni e finiture frale quali scegliere.
SOLIS by Hotech - Design: Giovanni Tomasini
Un design solo apparentemente semplice e spontaneo, frutto bensì di un’approfondita ricerca sulle esigenze del mercato e le tendenze stilistiche di rilievo. Impegnativo è stato anche lo studio estetico e la messa a punto su innumerevoli varianti di disegno, per raggiungere la soluzione ottimale, adatta ad accogliere al meglio il circuito scaldante in rame. Tutto ciò mantenendo la freschezza del tratto che contraddistingue questi termoarredi; vivace e sobria allo stesso tempo.
Azienda produttrice: HOTECH
Design: Giovanni Tomasini - Studio7B

lunedì 3 ottobre 2016

NODO: “weft and warp”

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Clara Arpini ed il suo giovane brand NODO.
La designer Clara Arpini di NODO
Clara Arpini al lavoro

Nelle mie incursioni da “cool hunter” fra Salone del Mobile, Fuorisalone e manifestazioni come l’East Market di Milano, non ho potuto di fare a meno di notare cose molto interessanti e scoprire giovani talentuosi, lanciati all’arrembaggio nel mondo del design.
Una di questi è senz’altro Clara Arpini, 28 anni di Cassano d’Adda, giovane designer autodidatta che con il suo marchio NODO sta conquistando tutti.
Di formazione umanistica, devia il suo percorso, verso una più tattile manualità, portatrice sana di un’irrequieta voglia di imparare, di fare e di sperimentare.
Rispolvera perciò una tecnica della tradizione: l’impagliatura, data da trama e ordito; la reinventa con materiali moderni e la applica a sedute ormai ridotte a “vecchi scheletri” apparentemente senza valore.
Sedute design by NODO - Clara Arpini
Una seduta by NODO e le mani di Clara Arpini all'opera

Così antiche…così moderne! Le sedute NODO sono oggetti coloratissimi e freschi, un lavoro di rivitalizzazione perfettamente riuscito, frutto delle mani e della mente di Clara, che in ognuna delle sue creazioni, svela le infinite possibilità che la sua tecnica può dare. Dire “sedie impagliate” sarebbe stato limitativo nell’ambiente cosmopolita del design, forse per questo, la scelta del più internazionale motto “weft and warp”.
Nessun altro rivestimento, che sia un sofisticato wrapping, una vernice ricercata o pannelli in plexiglas fluorescente, riusciranno mai a dare la resa visiva e tattile, di questi fitti pattern.
la seduta AQUAMARINE design by NODO Clara Arpini
La seduta AQUAMARINE, un pezzo unico marchiato NODO

NODO ha ovviamente un sito ed una pagina Facebook ma non troverete “troppo” su
internet a riguardo, quello che vi consiglio è di cercare Clara ed andare a toccare con mano quello che fa; vederla al lavoro è oltretutto uno spettacolo.
Quando vi trovate davanti ad un pezzo firmato NODO sappiate che non si tratta di un semplice prodotto, ma di un qualcosa, frutto di ore di ricerca, sperimentazioni, fallimenti, momenti di gioia e di frustrazione; non state acquistando un banale oggetto, ma una passione, un pezzo di vita di una persona.
www.nodo2014.it

mercoledì 7 settembre 2016

Il Design...e le api

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Bubble BeeHive.

“Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”.
Questa dubbia citazione, falsamente attribuita ad Albert Einstein, ha fatto il giro del mondo;
ciò non toglie che gli apicoltori belgi che la utilizzarono la prima volta nel 1994 per i loro
volantini, siano riusciti astutamente a catalizzare l'attenzione su un problema concreto ed
impellente: la dilagante moria delle api! Purtroppo è tutto vero, sono già scomparse il 25%
delle colonie di api in Europa ed il 40% negli Stati Uniti.
L'arnia urbana "Bubble BeeHive"

Le conseguenze? Provate a pensarci: niente api, niente impollinazione, niente fiori, frutta e
verdura (non tutti, ma la maggior parte di questi), meno animali e così via verso una
preoccupante spirale a discendere.
Bubble BeeHive ha tutte le carte in regola per essere un progetto rivoluzionario: un'arnia
eco-sostenibile ed eco-compatibile, pensata per accogliere al meglio i preziosi insetti al
suo interno e rilanciare l'apicultura urbana. Un moderno oggetto, nel quale innovazione e
tradizione si incontrano.
Il designer Nicolò Donna illustra il funzionamento dell'arnia

I giovani designer Ada Bisziok e Nicolò Donna, erano ancora studenti di Design, alla LABA
di Brescia, quando nacque l'idea del progetto per un corso accademico. Oggetto che i due
creativi autoproduttori hanno affinato negli anni, grazie alla consulenza di esperti apicoltori
e molte prove pratiche.
I designer Ada Bisziok e Nicolò Donna

Tecnicamente impeccabile BBH è provvista di tutti gli elementi di un'arnia tradizionale,
come il nido, il melario, le varie reti ed il cassetto di controllo.
È realizzata in PE ad uso alimentate, tramite stampaggio rotazionale, questa tecnologia di
produzione permette di ottenere elementi strutturali cavi a doppia parete. L'arnia risulta
così perfettamente coibentata, in maniera da garantire un clima interno sempre favorevole,
fresco d'estate e caldo d'inverno.
La struttura modulare a doppia parete dell'arnia Bubble BeeHive

La forma è fortemente organica, indubbiamente di alto design e ben lontana dalle
squadrate “casette” che siamo abituati a vedere, un espediente di biomimetica che segna
un ritorno alle forme naturali, che le api prediligono. www.bubblebeehive.com

lunedì 1 agosto 2016

“Ghetto Blaster” design

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Pisco.

Marco Arena in arte “Pisco”, è il giovane protagonista di questo articolo, si chiama come il liquore nazionale peruviano, ma è un purosangue milanese che vive e lavora nell'hinterland del capoluogo lombardo, circondato da grigi palazzi, colorati graffiti e tonnellate di vinili.
Marco Arena in arte Pisco

La musica lo accompagna per il 90% della giornata, funk, blues, jazz, soul, reggae e hiphop; probabilmente gli ronza in testa anche quando dorme. Un creativo con 27 anni e tanta voglia di fare; preme play, appoggia la puntina e si prepara al processo creativo: ore di ricerche, bozze e abbozzi per raggiungere il tanto ricercato risultato finale.
Marco si lascia permeare da tutto ciò che lo circonda, distillandone l'essenza e mixandola con il suo stile. Ecco che icone archetipe, come vecchie musicassette, vhs, campionatori, giradischi, boombox e sintetizzatori, scrollata la polvere di dosso, rinascono così a nuova vita su stilosi tavolini.
Ogni immagine è ricostruita digitalmente per esaltarne la resa grafica, dopodichè stampata direttamente sul legno; ogni tavolo è realizzato interamente a mano, laccato e rifinito con un rivestimento lucido protettivo sul top oppure con un plexy.
Alcuni tavolini design by Pisco

Pisco “idea ma non idealizza”, il suo pallino è la customizzazione; ogni tavolo può essere infatti personalizzato e reso un pezzo unico, con l'inserimento di elementi e particolari distintivi che rispecchino il carattere della persona a cui è destinato.
Dalla mente e dalle mani di Pisco è quindi scaturita una nutrita capsule collection di tavolini, che ci fa riassaporare i nostalgici anni 80, genesi della musica e della moda hip hop, quando i ragazzi passeggiavano per le strade con i cosiddetti “Ghetto Blaster”, voluminosi stereo a cassette, appoggiati sulla spalla e musica e film passavano sul nastro magnetico.
Alcuni tavolini design by Pisco

La creatività di Marco, non si limita solo al design, potete infatti trovare la sua musica su soundcloud e la sua linea di abbigliamento sul sito www.pisc0.com insieme a tutti i suoi arredi.

martedì 5 luglio 2016

Dalla fiera alla produzione

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, si racconta e presenta uno dei suoi ultimi progetti di product design.

La rubrica Spazio Design ha ormai compiuto un anno, è infatti iniziata a Maggio 2015 la mia collaborazione con la rivista dentroCASA. Per celebrare l'anniversario ho deciso di parlare in questo articolo, di me stesso e di un progetto, concretizzatosi grazie anche alla fiera “dentroCASA design”. Mi chiamo Giovanni Tomasini e sono fra i fondatori di Studio7B, agenzia di comunicazione di Brescia, dove oltre a ricoprire il ruolo di Direttore Creativo, sono il responsabile del reparto di interior design ed industrial design; ovvero arredo e ricerca & sviluppo di nuovi
prodotti per le aziende.
Giovanni Tomasini designer di Studio7B

Nel 2015 quando dentroCASA lanciò l'iniziativa desAUT dedicata ai giovani designer, in occasione della “prima fiera in verticale dedicata all'arredo”; decisi di aderirvi, con una capsule collection di mobili in stile pallet, dal design particolarmente distintivo.
La presenza in fiera fu determinante per lo sviluppo del progetto, sia per l'impagabile visibilità, sia per testare direttamente il riscontro del pubblico sui prototipi e raccogliere preziosi feedback.
La collezione "Arredi d'autore" design by Giovanni Tomasini per Palm DESIGN

L'interesse riscosso non è passato inosservato alla “Palm design”, la prima storica realtà
italiana a proporre sul mercato, arredi ed allestimenti sostenibili, pallet style.
La Palm di Viadana è una cooperativa senza scopo di lucro, dalla forte componente sociale, dedita all'inserimento di persone svantaggiate e con disabilità; attualmente gestita da giovani ragazzi under 30.
A meno di un anno di distanza la collaborazione fra Studio7B e Palm design è ufficiale: nasce la collezione “Arredi d'autore” ed i tre prodotti lancio sono proprio la poltrona “Panda”, la libreria “Gru” e la lampada a led “Mantide”.
La capsule collection PALLET STYLE in mostra a "dentroCASA design"

I mobili sono realizzati al 100% con legname certificato PEFC e FSC proveniente da vivai
gestiti in maniera corretta e responsabile, con garanzia di tracciabilità.

Ulteriore valore aggiunto è proprio la scelta di una materia prima a Km 0, monitorata e legale; possibile anche optare per un legno riqualificato, ottenuto da pallet dismessi.
www.palmdesign.it

martedì 28 giugno 2016

The Floating Piers

Sembra essere l’evento dell’anno per la provincia di Brescia e molto probabilmente uno degli eventi che segnerà la storia del Lago d’Iseo, stiamo parlando ovviamente dell’imponente “Floating Piers” il ponte galleggiante ad opera dell’artista americano di adozione, Christo.


Chi è Christo?

Nato nel 1935 in Belgio, Christo Vladimirov Javacheff, conosce la moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon, di origine marocchina, a Parigi nel 1958. Si sposano, si trasferiscono a New York e nel giro di pochi anni la loro sconfinata creatività e perfetta sintonia artistica, genera una vorticosa alchimia che li catapulta nell’olimpo dell’arte, divenendo così i principali esponenti al mondo della corrente artistica denominata “Land Art”. In questa particolare forma d’arte, la “tela” dell’artista è il mondo stesso che lo circonda, che sia naturale o artificiale, contenuto o esteso per chilometri. Dagli anni 70 quindi, Christo firma con la moglie le installazioni artistiche più belle e appariscenti mai realizzare, in giro per il mondo, con un progetto che prende il loro stesso nome: "Christo e Jeanne-Claude". A contraddistinguere i loro lavori è anche la voluta effimerità delle opere; a lungo studiate, a lungo preparate ed esposte al pubblico solo per una manciata di giorni. Insieme hanno letteralmente “imballato” monumenti, edifici, intere isole e scogliere…il significato di tutto cio? Gli artisti si sono quasi sempre rifiutati di dare una spiegazione o vincolare un significato specifico alle loro opere, (così come per il ponte) lasciando piuttosto che fluissero libere negli spettatori, suscitandone emozioni pure.
Christo e Jeanne-Claude

The Floating Piers

Nonostante artista dalla fama smisurata, il progetto del ponte galleggiante di Christo è rimasto nel cassetto per anni (Christo stesso racconta di aver avuto l’idea nel lontano 1970) e la compagna dell’artista, scomparsa nel 2009 non ha potuto purtroppo goderne; il suo ricordo è tuttavia sempre vivo e la troviamo ovunque citata come co-autrice dell’opera. Paesi come il Giappone, la Germania e l’Argentina hanno infatti respinto il progetto. Come mai? Probabili problemi tecnici ma soprattutto problemi burocratici per ottenere le dovute autorizzazioni!
Perché Iseo? Voci dicono che l’artista abbia avuto modo di notare questo piccolo spaccato di natura italiana, grazie al legame con la famiglia Beretta, a capo dell’omonima fabbrica d’armi bresciana nonché proprietaria dell’isoletta di San Paolo, inclusa anch’essa nell’installazione.
Panoramica del Floating Piers
Scetticismo, critiche, proteste, difficoltà organizzative e problemi di manutenzione, non hanno smorzato gli animi, anzi, sono passate in secondo piano di fronte al numero di visitatori incredibilmente crescente giorno dopo giorno. Più di 100 mila in due giorni, più di 80 mila in un giorno, fino ad arrivare a 120 mila in un solo giorno, superando addirittura l’EXPO di Milano con le sue 115 mila presenze giornaliere. Si prevede che con quest’ultima settimana si possano superare il milione di visitatori complessivi.
Una sgargiante passerella arancione, lunga circa 3 chilometri che solca il lago, collegando Montisola a Sulzano; composta da 200.000 blocchi di polietilene ad alta densità appositamente progettati, 70.000 metri quadrati di tessuto tecnico cangiante: l’impatto scenico è dirompente.
Disegno preparatorio del Floating Piers - Christo 2014 - Photo: Andrè Grossman

Il Floating Piers ed il design

Nonostante Brescia sia storicamente nota per l’intraprendenza dei propri imprenditori, sembra che in pochi abbiano saputo sfruttare a pieno questo evento di portata internazionale, sottovalutandone le potenzialità. Prodotti di design e gadget realizzati per l’evento infatti si contano…sulle dita di una mano!
Degni di nota sono sicuramente i braccialetti del brand L4K3, realizzati con la stessa corda scelta da Christo per il ponte, intrecciata nella vicina Sale Marasino dal cordificio Cavalieri; un vero pezzo di storia da portare al polso. Hanno spopolato nonostante il gusto discutibile, anche i calzini arancioni anti scivolo, distribuiti dall’Ortopedia Foresti di Iseo.
La t-shirt "Tattoo" by Step - Sullo sfondo il Floating Piers in fase di allestimento

Un esempio giovane e fresco di merchandising molto ponderato, ci viene dal nuovo brand STEP ad opera dei designer Matteo Salghetti e Filippo Franchi, con due prodotti semplici ed efficaci: Oblò e Tattoo.
Braccialetto "Oblò" by Step

“Oblò” consiste in una coppia di bracciali in silicone anallergico, perfetti per l’estate, che richiamano i colori dell’installazione: l’ARANCIONE della passerella contrapposto alle acque BLU del lago; comodi e leggeri, sono adatti ad ogni situazione.
T-shirt "Tattoo" by Step

“Tattoo”, come spiegano i due giovani creativi, è una t-shirt creata per avere una “rappresentazione pittorica corporale” dello specchio d’acqua che disegna il lago d’iseo; una forma inconfondibile, resa indelebile sul tessuto, proprio come un tatuaggio, da sfoggiare soprattutto in questi giorni, nei quali il lago è sotto i riflettori del mondo. La grafica finemente realizzata, racconta il lago e il territorio circostante, all’interno della sagoma troviamo in fatti la mappa delle località costiere.
T-shirt "Tattoo" by Step

Bracciali e magliette sono reperibili nel negozio "my deseo" all’interno della Stazione Ferroviaria di Brescia, dove partono i treni diretti all’attrazione lacustre, nonché in diversi temporary shop a Sulzano.

Ovviamente il marchio Step non finirà con il termine dell’installazione di Christo; Matteo e Filippo stanno già lavorando ai progetti futuri, che coinvolgeranno l’ingegnoso artista tedesco Wolfgang Riegelsberger, pittore da sempre fonte di ispirazione, che utilizza il caffè nelle sue opere.
http://www.stepmauhana.com

giovedì 9 giugno 2016

Kevin: less is more!

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta “Kevin” di Stefano Pasotti.

Kevin è una piccola lampada da tavolo autoprodotta, in due varianti: acciaio inox lucido oppure alluminio anodizzato; a breve vedrà la luce anche una versione in marmo.
Kevin - Alluminio anodizzato                                                        Kevin - Acciaio inox

La linea è essenziale e pulita, la forma molto regolare. Oggetto ispirato alla scuola di ULM e alla filosofia progettuale del rettore Max Bill, promotore della “Gute Form” (antitesi dello Styling), corrente secondo la quale il miglior design è da proporsi con forme oneste, slegato da mode e tendenze passeggere.
Cosa penso osservando Kevin? Mi rimanda inconsciamente alla mitica lampada Kartell, KD27 di Joe Colombo e starebbe benissimo a fianco della Tube Chair, dello stesso designer. La seconda cosa che penso è che ci voleva proprio una lampada così: regolare, discreta e minimale...perché nessuno ci ha mai pensato? In verità il tema è stato affrontato recentemente dalle italiane Calligaris, con Evo (discutibile) e Offiseria, con Vela (interessante). Credo che la lampada di Pasotti li abbia se non affiancati, addirittura superati, in stile, qualità e criterio produttivo; su tutti i fronti quindi.
Lampada Kevin - Design: Stefano Pasotti

Kevin è realizzata tramite la nuova tecnologia “taglio laser tubo 3D”, la testina robotizzata scivola veloce, sospesa su un cilindro metallico cavo ed in pochi secondi il corpo lampada è pronto; minimo l'impiego di energia così come lo scarto produttivo; niente saldature, piegature o rifili ulteriori.
Stefano Pasotti

Dietro a tutto ciò Stefano Pasotti, classe 1986, cresciuto a Lumezzane, centro nevralgico dell'industria bresciana, passa l'infanzia giocando fra i macchinari ed il magazzino della piccola azienda di famiglia, produttrice di casalinghi. Formatosi in un istituto tecnico, studente lavoratore, si laurea in Design presso la LABA di Brescia ed in breve tempo passa all'altro lato della cattedra, divenendo docente di “Tecnologie dei materiali”. Funzionalità e semplicità, non solo nella forma ma anche nella produzione, sono le ossessioni di Stefano, concetti perfettamente sintetizzati nei suoi progetti.

Foto: STUDIO22 - Nicola Tirelli

domenica 1 maggio 2016

Contenere con stile

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, ci illustra il progetto “Foresta” del designer Giorgio ScorzaPriano.

Realizzare un appendi abiti, capace di proteggere i vestiti al suo interno, come in un avvolgente abbraccio; questa l'idea che ha spinto il designer Giorgio Scorza Priano, a “capovolgere” la stereotipata prospettiva di utilizzo dell'oggetto, ottenendo “Foresta”. 
Foresta - Design by Giorgio Scorza Priano
Quattro aste verticali delimitano un volume pieno definito, ne risulta un appendi abiti semplice e compatto, ma al contempo estremamente funzionale e scenico. A differenza dei classici modelli, “ad albero” o a parete, nei quali i capi rimangono sgraziatamente esposti all'esterno dell'oggetto; in Foresta vengono portati all'interno, riducendone l'ingombro, proteggendoli ed impedendone la caduta per sfioramento.
Innegabile l'abile “gioco semiotico” della forma, che richiama alla mente lo scorcio di un bosco stilizzato.
Capita spesso anche nel caso di famosi pezzi di design, che l'estetica di un prodotto venga compromessa dall'utilizzo; alcuni sono bellissimi solo vuoti o sgombri, altri invece solo quando pieni ed in uso. Non è questo il caso di Foresta, che inutilizzato ha il fascino di un'installazione artistica, mentre pieno, contiene gli abiti elegantemente come in una teca.
L'appendi abiti di Giorgio è un'autoproduzione artigianale, in legno massello grezzo, lavorato e verniciato a mano; disponibile nelle tinte naturali del legno, è stato recentemente presentato in versione “total white”, chiamata “Foresta bianca”.
Il designer Giorgio Scorza Priano
Giorgio Scorza Priano, alias GSP, classe 1986 è un giovane designer autoproduttore che può vantare nel suo curriculum una formazione di tutto rispetto, presso aziende del calibro di Artemide e Danese; dal 2013 collabora anche con il Communication & Interior Design Department di IKEA.
“Ogni bisogno necessita di una soluzione, se applicata ad un prodotto, dovrebbe renderlo essenziale e dall'utilizzo ottimale.” Questo il pensiero di Giorgio, che traspare in tutte le “creature” firmate GSP, visionabili sul sito ufficiale www.giorgioscorzapriano.com

lunedì 11 aprile 2016

Inaugura "iL CONCETTO"

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta "il Concetto" un nuovo store di design a San Giovanni Ilarione.
il Concetto - Domenica 3 Aprile 2016.
Domenica 3 aprile ha inaugurato “IL CONCETTO” un piccolo negozio che promette di raccogliere il meglio dell’artigianalità e della creatività italiana.
Il Concetto si trova a San Giovanni Ilarione, comune veneto, piccolo ma produttivo, che può vantare nei propri confini, aziende di rilievo nazionale e mondiale nel settore calzaturiero. In questo suggestivo paesaggio, circondato da un susseguirsi di colline e ciliegi in fiore, vi è la sede dall’azienda Casotto Restauri. Proprio dagli intraprendenti Franco Casotto e Mattia Pasini, già artefici del marchio Franco Catalini, viene l’idea di affiancare allo storico laboratorio artigiano, uno spazio dove proporre oltre alle proprie creazioni, un’accurata selezione di pezzi d’arte, design e stile.
La giornata è splendida, il cortile, adornato con preziosi mobili “freschi” di restauro, come un grande salotto, accoglie gli ospiti, che possono godere del buon vino Cà Rugate, che nulla ha da invidiare ad un Franciacorta (parola di bresciano) ed uno squisito rinfresco a cura del vicino ristorante Al Callianino; fondale di questa scenografia numerose cataste di legno grezzo segato, stagionano all’aria aperta in attesa di essere utilizzate.
Alcuni mobili restaurati in mostra nel cortile.


Varcata la soglia, la mia attenzione si dirige inevitabilmente sul cuore del negozio, il banco vetrina dedicato alla collezione Franco Catalini, qui trovo Mattia che pieno di orgoglio, mi mostra gli ultimi pezzi realizzati, decantandomene gli accorgimenti ed i miglioramenti apportati; nonchè spiegandomi con pazienza ogni singola essenza di legno utilizzata.
L’entusiasmo di Mattia è letteralmente contagioso e sono totalmente rapito da questi piccoli capolavori, ognuno numerato, ognuno diverso; mentre li osservo non posso che pensare a quante ore e giorni di lavoro ci sono voluti, per trasformare un blocchetto di legno grezzo in ciò che vedo, a quante innumerevoli volte sono stati presi e rigirati fra le mani: scolpiti, incisi, levigati ed incerati prima di arrivare in quella vetrina.
Mattia Pasini al bancone del negozio il Concetto, mostra i papillon Franco Catalini.

Sono oggetti che vanno apprezzati non solo con la vista, tolti dalla vetrina e presi fra le mani non finiscono di stupire: scopro che quello in legno di bosso (un legno che non ho mai troppo considerato) ha la consistenza e la delicatezza dell’avorio…rimango senza parole! Quello in legno scuro di palma americana, dalla texture granitica, ha invece una corposità quasi minerale, non credevo esistesse un legno così; quando spiego questa mia sensazione a Franco, mi regala un grande sorriso, felice del mio interesse e di aver occasione di parlarmi del suo lavoro. Mi racconta la difficoltà del lavorare questa particolare essenza lignea, talmente dura, da mettere alla prova i suoi strumenti, che deve affilare molteplici volte prima di finire il pezzo; mi spiega anche che il legno è effettivamente “minerale” in quanto ingloba micro particelle di sabbia, sulla quale la pianta cresce. 
Il maestro ebanista Franco Casotto, titolare della Casotto restauri s.n.c.

Oltre ai papillon, troverete in esposizione molti altri oggetti, come le pregevoli opere in vetro soffiato del maestro vetraio Pietro Viero; i vasi ed i ciondoli di Carla, giovane designer romana, realizzati con una tecnica anticamente utilizzata per creare le vetrate delle cattedrali; gli orecchini “Origami” della linea LOBO, vasi e porta oggetti in cemento ad opera di Michele, giovane geometra; scarpe e borse customizzabili su richiesta, del brand Campo Rigoni e le stampe artistiche dell’artista Lucia Buratto.
Alcune realizzazioni in pelle del brand Campo Rigoni.
Se vi state invece chiedendo cos’è il dolce aroma che avvolge il negozio, si tratta dei ricercati profumi d’ambiente fiorentini “TEATRO fragranze uniche”; in esposizione anche l’intera collezione delle matite “eterne” forever by Napkin, fra cui spiccano la storica “PRIMA” e la nuova “CUBAN” ad opera del designer Sergio Mori, di cui abbiamo già parlato in questo blog, nonché quella realizzata da Pininfarina, con inserti in legno.
Vasi e mini terrari dei designer Carla e Michele.
Curiose le piccole bocce di cristallo…in cui nuotano piccoli gamberetti rossi; sono le famose “Beachworld”, biosfere in miniatura, ovvero microambienti marini chiusi ermeticamente, dove vivono realmente piante ed animaletti traendo energia dalla luce e dal calore.
Prima di andarmene non perdo l’occasione di visitare anche la parte di laboratorio, la vera fucina creativa dell’attività di Casotto restauri. Il profumo del legno qui è forte, molti i macchinari e gli scaffali con attrezzi, latte, barattoli e boccette; sembra il laboratorio di un alchimista, in questo caso Franco Casotto, Re Mida del legno, la cui abilità e maestria si può dedurre dai mobili in lavorazione, messi in bella mostra nella falegnameria.
Un prezioso baule in fase di restauro presso il laboratorio della Casotto restauri.
Qui vi è anche il banco dedicato alla lavorazione dei papillon Franco Catalini, ebbene si: non servono macchinari sofisticati per realizzarli ma “solamente” un modesto banchetto ed… una smisurata abilità e conoscenza del legno, come quella che muove le mani ed accende il cuore del maestro ebanista in questione.
Il banco di lavoro dove nascono i famosi papillon in legno Franco Catalini.
Vi invito quindi a visitare IL CONCETTO, un posto che non vi deluderà! Grande è stato il lavoro di Mattia Pasini, non solo nell’allestire al meglio il locale, ma anche nella lunga ricerca, che l’ha portato a conoscere personalmente molti degli artigiani coinvolti ed avere a disposizione un’ottima selezione di oggetti estremamente validi e suggestivi.
Per chi si fosse perso l’inaugurazione, di seguito un bellissimo video ad opera del film maker Leonardo Palumbo che con grande maestria ha colto i momenti salienti della giornata.