venerdì 1 dicembre 2017

L'eco-design si fa elegante con Gemini

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto Gemini di Mattia Talarico.

Il designer Mattia Talarico ed il suo progetto Gemini
Inutile ribadire che il termine Eco-design, è oltremodo inflazionato ed ha preso pieghe molto variopinte nel panorama attuale, nome utilizzato per stretta correlazione al “naturale” in senso fisico…quando in realtà è molto di più! Una lavorazione molto pulita, la riduzione al minimo degli elementi, l'utilizzo di componenti modulari, il privilegiare materiali di recupero; ed il rendere poi tutto facilmente assemblabile, trasportabile, fruibile ed a ciclo concluso facilmente smaltibile: tutto questo è racchiuso in Gemini, un perfetto progetto di design sostenibile.
Gemini è un ricercato arredo ricavato dalle doghe in legno delle barrique, botti in cui invecchiano i vini e gli spiriti più pregiati; nato per recuperare queste assi di rovere francese, che dopo un certo numero d'anni andrebbero smaltite. Uno scarto quindi? Per Mattia Talarico, uno spreco.
Dal legno di recupero nascono pezzi unici. Una fase della lavorazione della libreria Gemini
Mattia, giovane creativo bolognese di San Giovanni in Persiceto, è ancora uno studente, laureando in Product Design presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ma può già fregiarsi del titolo di Designer, con un bagaglio esperienziale di tutto rispetto. Lo abbiamo conosciuto alla fiera dentroCASA EXPO 2017, vincitore del contest des-AUT e selezionato per esporre nell'area riservata ai designer emergenti under 35.
A sinistra la libreria Gemini finita ed a destra la "materia prima" ovvero una vecchia botte
Talarico messo di fronte ad una barrique smembrata, nota quindi la singolarità di ogni doga, vede e tocca con mano quanto ognuna sia simile e differente dall’altra, proprio come dei gemelli, da qui appunto il nome Gemini.
Anche la forma stessa, ne ricalca il simbolo zodiacale, caricandosi di un forte significato iconografico; l'estetica non si è piegata tuttavia ad alcun compromesso, il mobile in rovere ben si adatta a differenti spazi e ambienti, pensato per essere principalmente un portabottiglie, nulla vieta la sua libera interpretazione e fruizione, come libreria o scaffalatura. “L’unione e l’adattabilità di unità simili nella forma ma diverse nell’essenza”, un concetto tanto caro a Mattia Talarico e che è valso a questo mobile di design, il primo premio al concorso internazionale “legno d'ingegno” di quest'anno.

mercoledì 1 novembre 2017

Il design a misura di micio

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto Framici della designer Paola Fraboni.

Abbiamo ormai quasi raggiunto un rapporto 1 a 1, fra i cittadini italiani ed i loro animali domestici. Il Bel Paese ne conta infatti circa 60 milioni, per un mercato in crescita, che da recenti dati statistici, schizza oltre i 2 miliardi di euro, fra food e prodotti vari; interessante il fatto che oltre il 50% di questi è da considerarsi dedicato ai gatti, che si ritagliano la fetta più grande in questo business.
La profonda passione per questi adorabili felini domestici, unita ad una buona intuizione imprenditoriale, ha spinto la giovane designer Paola Fraboni, a prodigarsi nella progettazione di una linea dedicata appunto ai gatti, battezzata con il nome “Framici” e composta di tre pezzi.
Il “primo della specie” è Mordicchio, ovvero il primo ad essere stato ingegnerizzato ed autoprodotto. Si tratta di un oggetto “ibrido”, dalla doppia funzione: è sia un appendiabiti per umani che un gioco per gatti.
La designer Paola Fraboni ed il suo Mordicchio
La qualità è palpabile, realizzato in legno massello di frassino, è levigato a mano e finito con cera d’api vergine, un piacere tanto per la vista quanto per il tatto. Appesa con una cordicella, avvolgibile e regolabile, una pallina in legno di betulla, rivestita in cotone naturale e juta; realizzata anch’essa handmade, non mancherà di intrattenere i vostri giocherelloni amici a quattro zampe.
Questo oggetto include in se tutti gli aspetti fondanti della filosofia di Framici e del miglior Made in Italy: l’artigianalità e la cura dei dettagli, resi possibili solo attraverso la lavorazione manuale e l’utilizzo esclusivo di ottimi materiali naturali.
Il prototipo di Mordicchio in legno massello di frassino - Design: Paola Fraboni
Dietro tutto il progetto una sola persona e tutto il suo know-how: Paola Fraboni, product ed interior designer, dal 2014 docente all’Accademia di Belle Arti Laba di Brescia e selezionata nel 2017 per far parte del progetto Makers Hub Brescia, presso il complesso Mo.Ca, dove attualmente risiede con un suo atelier.

martedì 10 ottobre 2017

A simple solution to the crisis: Proteus!

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta “Proteus” della designer Elena Salmistraro.

Elena Salmistraro è una giovane designer ed artista, che non ha bisogno di presentazioni, se dovessi trovare una metafora per descriverla, potrei definirla come “Una perla rara” così come...un “Carrarmato di creatività”, che travolge e spiazza, con il suo stile unico.
La designer Elena Salmistraro ed alcuni dettagli di "Proteus"
Nel 2017 viene nominata Ambasciatore del Design Italiano, in occasione della giornata mondiale “Italian Design Day”, sempre quest'anno, è insignita del premio “Best Emerging Designer” per il Salone del Mobile Milano Award. Lavora per marchi che farebbero l'invidia di ogni designer, come Alessi, Bosa, Seletti, DeCastelli, Bitossi Home e Yoox solo per citarne alcuni.
In queste poche righe non tratteremo ovviamente degli ultimi progetti griffati, ma bensì di una delle autoproduzioni, con le quali Elena fra il 2011 ed il 2012 approda nel mondo del design. Oggetti che le sono valsi la fama internazionale e l'attenzione delle grandi aziende; estremamente interessanti e a mio dire talvolta sottovalutati.
Il salvadanaio Proteus - Design by Elena Salmistraro
Parliamo di Proteus, un salvadanaio in ceramica pensato per difendere i nostri risparmi dal “mostro” della crisi economica, creazione carica di significato ed al contempo sobria e delicata. Il salvadanaro di Elena è privo di fori per lo svuotamento, proprio come i suoi meravigliosi “antenati” in terracotta, deve essere perciò rotto, per poter riottenere il tanto bramato tesoro.
“Ho cercato di giocare soprattutto sull’aspetto formale”, racconta la designer, “rendendolo il più piacevole possibile, capace di non invogliare l’utente alla rottura, dunque, in un certo senso, stimolare il risparmio.”.
Il nome deriva dai Protei, piccoli animali che vivono nelle grotte acquatiche, di cui il salvadanaio ricorda vagamente la forma; per scoraggiare eventuali malintenzionati Proteus è inoltre fornito di “temibili” aculei, proprio come nei gambi delle rose.
Il salvadanaio Proteus è dotato di un martello, anch'esso in ceramica
La forte carica narrativa impressa nell'oggetto ha spinto Elena a dotarlo di un apposito martello anch'esso in ceramica; simbolo del fragile e del bello, pone il fruitore di fronte ad un bivio: distruggere tutto per appropriarsi del bottino o continuare a risparmiare all'infinito?

venerdì 1 settembre 2017

Scagn, la ruralità incontra l'alto design

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta “Scagn” del designer Fabio Biavaschi.

Fabio Biavaschi è un brillante designer canturino, che dopo anni di importanti esperienze e collaborazioni, maturate fra Italia ed Inghilterra, nel 2013 sceglie di emigrare a Melbourne, in Australia. Qui fonda “BIA.d_fabiobiavaschi.designstudio” ed imposta con successo la sua attività di creativo.
Fabio Biavaschi - Foto di Martina Gemmola
Fabio nasce nel 1982 a Cantù, storica capitale italiana del mobile; tuttavia l'idea del suo “Scagn” non ha origine nell'officina di un falegname, bensì fra i monti della Valchiavenna.
Scagn è il termine dialettale con cui viene definito, il rudimentale sgabello da mungitura monogamba, tipico degli allevatori d'altura del nord Italia. Un oggetto tanto umile quanto pratico, in grado di offrire massimo comfort, anche nelle situazioni più estreme: in pendenza o in piano, nel fango e nella sporcizia così come sull'erba.
Lo sgabello Scagn del designer Fabio Biavaschi
Da bambino Fabio seguiva spesso nei prati questi allevatori e chiedeva loro di insegnargli come mungere le mucche, seduto su quel bizzarro “pezzo di legno a T”.
Scagn è un autentico progetto di “Emotional Design”, come dichiara l'autore stesso: “È davvero un prodotto che arriva dal mio passato, sono spesso legato ad esperienze di vita vissuta quando progetto e questo è un ricordo di infanzia che ho voluto realizzare.”
Il designer Fabio Biavaschi sul suo sgabello Scagn
Biavaschi, testato il primo prototipo, si rende conto di aver fra le mani, non solo un oggetto dal design curioso, ma anche una seduta estremamente comoda; questo perchè la singola gamba aiuta a trovare il proprio baricentro, portando il corpo e soprattutto la schiena in una corretta postura.
I primi prototipi sono realizzati in Italia, dopodichè opta per un'azienda indiana con la quale collabora, puntando su legni autoctoni come l'Indian Rosewood (Palissandro Indiano), che può vantare una singolare ventura, così come l'Indian Teak.
Fabio Biavaschi, sebbene oltreoceano, continua a collaborare con aziende italiane; è senz'altro un designer da seguire ed il suo talento è comprovato dai numerosi premi e riconoscimenti, nazionali ed internazionali, che non manca di aggiudicarsi costantemente.

martedì 1 agosto 2017

Stone Light, la pietra che si illumina

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la lampada della designer Alice Guarisco.

Stone Light è un'affascinante lampada d'atmosfera, derivata dal prototipo Stone Bright realizzato in marmo di Carrara.
Il vocabolo “marmo” deriva dal Greco antico mármaros: pietra splendente. Il marmo utilizzato nel modello iniziale, ben si prestava alla realizzazione di corpi illuminanti, data la sua particolare traslucenza, superata solo dall'alabastro.
Il discorso, cambia diametralmente se si pensa di sostituire il marmo di Carrara con la pietra ollare. Sfida che Alice Guarisco, ha preso di petto, realizzando un oggetto che ha saputo superare ogni aspettativa.
La lampada Stone Light design by Alice Guarisco
La pietra ollare, ha caratteristiche termomeccaniche interessanti, è amata ed utilizzata da molti artisti; ma sicuramente non è trasparente, nemmeno se portata allo spessore di un foglio di carta.
Alice si è quindi posta come obiettivo, di rendere trasparente un materiale che per natura non lo è. In che modo? Affettandolo!
Stone Light crea un'alchimia unica fra forma e funzione, superando i limiti della materia prima ed esaltandone tutti i pregi. La pietra, normalmente massiccia e pesante viene qui percepita come leggera e luminosa; un cubo lamellare di roccia, sospeso contraddittoriamente sul piano d’appoggio.
La lampada Stone Light nella versione small da 15 cm
La luce taglia la pietra, prima in orizzontale, spaccando letteralmente in due la geometria; secondariamente in verticale, rendendo l’elemento superiore in grado di diffondere la luce. Base e diffusore, scivolano dolcemente, ruotando l’uno sull’altro, disegnando trame luminose sulle pareti e geometrie sul piano d'appoggio.
Realizzata in due versioni, da tavolo (lato 21cm) e da comodino (lato 15cm), la lampada lascia trasparire oltre che la luce, anche la personalità dell'ideatore; sembra infatti un dettagliato modellino di una moderna architettura.
L'Architetto Alice Guarisco ed un particolare della lampada Stone Light
Alice Guarisco, oltre che essere una talentuosa designer è infatti un'Architetto plurilaureato; una professionista con un bagaglio d'esperienze che si è formato nel tempo e che l'ha portata a sperimentare in ben tre, dei cinque continenti.

lunedì 3 luglio 2017

EOLO, shaped by the wind

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta lo sgabello Eolo di Alex Bocchi.

Che ne si voglia dire, del dinamismo nel design contemporaneo...si ricade sempre in oggetti che di dinamico hanno ben poco; barricati dietro ad un più rassicurante e monotono “monolitismo”.
Esempi virtuosi nella storia del design non mancano, a partire da Luigi Colani, per passare a Ross Lovegrove e Zaha Hadid; che dire poi di Spun, con il quale Magis, ha creato un oggetto “manifesto della dinamicità”.
Un particolare dello sgabello EOLO del designer Alex Bocchi
Il motivo per cui, queste forme voluttuose sono spesso accantonate è semplice: un mobile che emana una percezione di statica solidità, statisticamente vende di più!
Lo sgabello Eolo è una sfida nella sfida, per il designer Alex Bocchi; un attacco agli stereotipi formali, ma anche un'occasione per prendere parte ad una vera e propria competizione. Eolo è stato infatti pensato e prototipato, per concorrere al contest Des-AUT di dentro CASA EXPO 2017. Sfida vinta, che ha permesso ad Alex di avere uno spazio esclusivo, per presentare in anteprima il suo progetto in fiera.
Eolo - Design by Alex Bocchi
Eolo prende spunto dalla forma tradizionale dello sgabello e viene animato da un carattere dinamico, slanciato e di forte personalità attraverso una semplice torsione delle gambe.
Il concept iniziale guarda alle forze della natura e all’azione che esse hanno sull'ambiente circostante; la seduta con le sue gambe curvate sembra deformarsi e nella sua leggerezza "volare via" sotto l’azione incessante di vortici e correnti d'aria. Non a caso questo pezzo di design prende il nome dal Dio greco del vento.
Eolo, strizza l'occhio al “Nordic Design” con l'aggiunta di un tocco d'eccentrica creatività italiana, che ne fa una seduta giovanile e divertente, in multistrato di larice; stabilissimo ed addirittura impilabile.
Alex Bocchi, Ingegnere e Designer
L'Ing. Bocchi, per gli amici Alex; tecnico sulla carta e sognatore nella testa, è un giovane talento che si è “fatto le ossa” in giro per il Mondo: Portogallo, Spagna e Giappone, per poi rientrare in Italia dove opera attualmente nei campi dell'architettura e del design.

alexbocchidesignstudio.com

DesAUT 2017, nel segno del Design

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto desAUT dedicato ai giovani designer.

Anche per il 2017, ho diretto con Studio7B, il progetto desAUT, all'interno della fiera dentroCASA EXPO. Un'ampia area, che la Direzione fiera ha concesso gratuitamente, ad un folto gruppo di designer emergenti; selezionati tramite un bando di concorso internazionale.
Alcuni dei giovani designer vincitori del concorso desAUT 2017
Un “Design Contest” che ha superato le aspettative, valicando ogni confine: decine le candidature da Brescia,Verona, Bologna, Treviso, Milano, Torino, Ancona e Londra.
Quindici i protagonisti dell'edizione 2017, tutti giovani e tutti autoproduttori, con progetti innovativi e prototipi, non solo estetici ma anche funzionali; alcuni dei quali già pronti per il mercato.
L'ampia area desAUT all'interno della fiera dentroCASA EXPO 2017
Iniziamo a conoscerli, partendo dai tre classificati al “premio finale desAUT”, valutati per l'originalità e la producibilità in serie dei prodotti e per l'allestimento. Alice Guarisco, laureata in Architettura, ha stupito tutti con la sua lampada STONE LIGHT, un cubo in pietra ollare sezionata, che ruotando, permette di orientare e modulare la luce.
Andrea Grappoli, creativo della Valle Camonica, ha proposto una linea di lampade a km zero, in legno naturale, trattato con oli speciali; il tutto in un eclettico allestimento che immergeva gli spettatori, nei boschi della sua terra.
Il trio MG capitanato da Manessi e Gerardini, un elettricista ed un fabbro, si è saputo distinguere fra  i designer professionisti, con la loro lampada Arco, elegante e solida; un prototipo che è già un prodotto finito.
Assegnazione del "Premio finale desAUT" da sinistra: Andrea Grappoli, Alice Guarisco, il direttore del progetto desAUT Giovanni Tomasini, il Direttore di dentroCASA Gianpaolo Natali, il Direttore di Bresciaoggi Marco Bencivenga, Manessi e Gerardini di MG
Molti dei designer si sono dedicati al light design, come Massimiliana Brianza e Matteo Salghetti con QUADRO, Andreaa Rodolfi con cARTa, Mattia Talarico ed Andrei Talmaci con SHARD, Michael Olivetti con FELIXIA, Officine Ned Kelly con DIVAMPA, Serena Fanara con LOVE ROCK, Stefano Ardigò con LAMPADA Q e Victoria Azadinho Bocconi con GUARD. Non sono comunque mancati arredi e complementi, come il BONSAI di Isato Prugger, lo sgabello EOLO di Alex Bocchi, la STREET FIGHTER LOUNGE CHAIR di Matteo Agnoletto e la collezione URBAN STYLE di Lara Tomasi.
Il selfie di rito, con il gruppo di designer del desAUT 2017
Anche quest'anno è stato un successo, non perdetevi quindi l'edizione 2018!

lunedì 1 maggio 2017

Minerva: tutto un altro sound!

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Minerva del designer Alessio Betteni.

Alessio Betteni, classe 1985 è un giovane designer, laureato al Politecnico di Milano e specializzato in Yacht Design; l’utilizzo del legno come materia prima e la progettazione ingegneristica non sono quindi per lui un segreto.
Il designer Alessio Betteni
Minerva è il suo ultimo progetto, nato per dare forma e “sostanza” alla musica, che nell’era digitale ha perso di matericità, scorrendo freddamente dentro chiavette usb, smarphone, piccoli lettori e pc.
Non crediate sia solo un moderno Jukebox, Minerva rende la musica parte integrante dell’arredo.
Minerva - Design by Alessio Betteni
Oltre al sistema audio, ad alta definizione del suono e tecnologia bluetooth (collegabile quindi a tutti i devices), l’oggetto dispone di uno spazioso cassetto push-pull, ideale per riporre libri e riviste; a renderlo ancora più unico e personale, il frontalino colorato customizzabile. Stiloso e compatto (50 x 50 x 50 cm), Minerva si adatta ad ogni ambiente; la scocca è definita da una linea morbida, con quattro angoli arrotondati, mentre le finiture sono in rovere sbiancato. Alla base, quattro gambe in alluminio ne alleggeriscono la struttura, conferendogli resistenza e stabilità.
Il mobile-jukebox Minerva
Lo stile e la qualità sonora di questo complemento d’arredo, lo rendono perfetto per un party di tendenza in un loft milanese, così come per diffondere musica in una calda caffetteria londinese, insomma basta guardarlo e dare spazio all’immaginazione.
Linee morbide e materiali nobili per "Minerva" di Alessio Betteni
Come ogni progetto di design che si rispetti, anche dietro a Minerva c’è un viaggio ed una storia: “L’idea è nata durante un viaggio a New York” racconta Alessio “guardando un vecchio taxi d’epoca ho pensato di utilizzare le semplici forme dei fanali e del radiatore, per sviluppare un cabinet smart. Col tempo il progetto si è evoluto, ma nella semplicità delle sue linee ancora riesco a vederci quel fanale”.

www.alessiobetteni.com

lunedì 3 aprile 2017

ORTOTECA, la fioriera che non ti aspetti!

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto “Ortoteca” di Interno99.

Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto sono due designer friulani, classe 1990; uniti in un comune progettare, da una reciproca contaminazione di idee, che ha dato origine allo studio “Interno99”.
I due designer Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto
 L’iter progettuale del duo, comprende l’esplorazione di forme che si approcciano al mondo dell’arte e del design. Piergiorgio, sviluppa una poetica progettuale basata sull’indagine della personalità individuale, legata alla sfera artistica e di grande forza espressiva; Sara, radica il suo approccio progettuale con linguaggio ironico, unendo diverse discipline tra loro.
Provate ad immaginare una bella fioriera da parete di design! Non ci riuscite? Forse, perché pochi designer ed aziende hanno affrontato questo oggetto, o perlomeno non con un risultato, come quello ottenuto da Sara e Piergiorgio con “Ortoteca”.
Ortoteca, design by Interno99

“L’idea” ci raccontano i giovani designer, “nasce da un episodio quotidiano all’interno della nostra cucina: date le dimensioni ridotte del piano di lavoro, la possibilità di tenere un vaso con piante aromatiche, risultava impossibile; inoltre non trovavamo un appiglio valido e pratico nel quale appoggiare il canovaccio; la creazione del  prodotto iniziò così, coniugando le nostre prime esigenze ad un’approfondita ricerca progettuale.”
Realizzato in Italia, Ortoteca fa parte della linea autoprodotta di Interno99 e si distingue per eleganza e raffinatezza. Il moderno vaso, dialoga con gli ambienti della casa trasformandosi in una sede ideale per composizioni floreali e piccole piante da terra, oltre che essere un valido appendino.
Ortoteca dei designer Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto - Interno99

Non solo “oggetto da cucina” quindi, ma elemento facilmente posizionabile, anche nella zona d’ingresso o nel living, regalando un tocco di verde all’ambiente e fornendo una preziosa funzione aggiuntiva.
Come ogni autoproduzione Made in Italy che si rispetti, Ortoteca utilizza in chiave moderna materiali nobili, quali il metallo verniciato a polvere e la ceramica smaltata.
interno99@hotmail.it

giovedì 9 marzo 2017

ANIMAZE: lo zoo è qui!

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto “Animaze” della designer Ekaterina Shchetina.
La designer Ekaterina Shchetina

Ekaterina Shchetina nasce a Krasnodar, nel sud della Russia. Si trasferisce quindi a Milano, dove completa gli studi ed inizia a lavorare nel campo dell’interior design. Nel 2012 fonda con il collega Libero Rutilo, lo studio di progettazione “Designlibero”.
Ekaterina non rimane indifferente al fascino del design italiano; la linea di arredi “Animaze” prende infatti ispirazione dallo storico progetto “16 animali” di Enzo Mari, che oltre ad implementare un aspetto didattico, mette in gioco una serie di interessanti meccanismi d’interazione fra bambino ed oggetto.
La collezione di arredi Animaze, design by Ekaterina Shchetina

Animaze è un sistema d’arredo dinamico, che coinvolge i bambini in prima persona spingendoli ad interagire in modo spontaneo e ludico. A differenza dei classici mobili, che dopo essere stati montati, rimangono nella stessa configurazione iniziale, per tutto il tempo; animaze fa leva su di un concetto diametralmente opposto, proponendo una facile riconfigurazione, tramite composizioni trasformabili, sia nella “scenografia” che nell’utilizzo.
Due delle creature "Animaze" ideate dalla designer Ekaterina Shchetina

Il sistema ideato dalla giovane designer, si compone di sagome e forme colorate, tutte legate al mondo degli animali, tanto caro ed onnipresente nell’immaginario dei bambini. Questi pezzi si possono utilizzare fra di loro in diverse combinazioni, verticali ed orizzontali; ma anche singolarmente, risultano essere oggetti di alto design: belli e fruibili.
Animaze - Design by Ekaterina Shchetina
Gli animali si trasformano in cavallucci a dondolo, sedie, librerie, scrivanie, tavolini, pouf o semplici contenitori. Animaze è un progetto “multiuso” che va oltre al semplice arredo, stimola la creatività e spinge a sviluppare storie, legami ed emozioni, ogni volta sempre nuovi.
Uno degli "Animaze" in legno curvato e tessuto tecnico
Gli arredi animaze sono un capolavoro d’artigianato italiano, realizzati a mano con perizia sartoriale: le sagome esterne sono in legno massello curvato, mentre i pouf in morbido schiumato espanso, rivestito da resistente tessuto tecnico. info@designlibero.com

domenica 5 febbraio 2017

Bonsai

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta "Bonsai" di Isato Prugger.

La parola "Bon-sai" è un termine giapponese che letteralmente significa “Piantato in una coppa” (Bon - vassoio o coppa e Sai - pianta o albero). Il bonsai è strettamente legato al concetto di vita; così come gli alberi e tutti gli elementi in natura si modificano, mutando di giorno in giorno, il bonsai simboleggia il costante cambiamento ed evoluzione del destino, durante il corso dell’esistenza.
Il giovane designer Isato Prugger, un globetrotter, cresciuto in un ambiente multiculturale e laureato al Politecnico di Milano, ha saputo abilmente trasdurre un forte concetto intellettuale in un ottimo oggetto di design.
Il designer Isato Prugger ed il suo "Bonsai"

Questo “Bonsai”, nasce come candeliere, per accogliere un set di candele disegnate sull’archetipo classico di “forma vegetale”; queste si innestano su una base, ispirata alle linee eleganti e delicate dello stile orientale.
Ovviamente l’oggetto non si ferma a questo, è progettato per una seconda vita, mutevole e volutamente non specificata, in modo da adattarsi alle esigenze del possessore: può infatti divenire svuotatasche, centrotavola, organiser per scrivania o vaso portafiori. Non solo un semplice porta candele quindi, ma un oggetto tanto semplice quanto dinamico.
Bonsai è disponibile in diverse colorazioni “in pasta” (non banalmente verniciato) fra le quali anche la “versione urushi” il rosso e nero, tipici della lacca tradizionale giapponese, con diverse sfumature, mai uguali l’una all’altra.
Bonsai - Design: Isato Prugger

Gli aspetti più interessanti, fra quelli riscontrabili nei giovani designer, oltre la proverbiale freschezza di idee; sono la ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali e processi produttivi, o la rivisitazione di altri, antichi e dimenticati. Isato Prugger, ha infatti scelto di utilizzare una spettacolare bakelite, caricata all’ 80% con polvere a base di legno o noccioli di oliva. L’eleganza della bakelite, antica plastica sintetizzata nel 1907, è tutt’oggi ineguagliabile; la finitura superficiale lucida ed i grandi spessori, conferiscono inoltre all’oggetto, un peso e look&feel ceramico.

lunedì 9 gennaio 2017

GUARD, la lampada che tutti vorrebbero trovare sotto l’albero.

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la designer Victoria Bocconi Azadinho ed il suo ultimo progetto.

Camminando per le strade di Londra si è investiti da milioni di luci e di suoni. Si incontrano persone provenienti da ogni angolo del pianeta, tradizione e modernità si fondono creando un'atmosfera del tutto unica ed inimitabile. Fra le molte icone di questa città, le leggendarie Guardie della Regina di Buckingham Palace: colbacco di pelo, mentoniera e giacca rossa. A loro si ispira la lampada da tavolo “Guard”.
La lampada GUARD della designer Victoria Bocconi Azadinho

Piccola e versatile, Guard vi terrà compagnia in ogni situazione, sul comodino di un bambino, sulla scrivania di un’adulto; saprà vivacizzare anche il vostro salotto con un tocco di stile. Nella versione con batteria ricaricabile, si trasforma in una simpatica lanterna; la mentoniera dorata diviene così un manico per poterla portare sempre con sè.
Il packaging riproduce fedelmente le guardiole londinesi, rendendola una splendida (in tutti i sensi) idea regalo.
La lampada Guard, nelle due versioni e nella configurazione "lanterna"

Dietro a questo progetto una giovanissima designer italo-brasiliana, Victoria Azadinho Bocconi. Nata a San Paolo, si trasferisce in Italia dove si laurea in Disegno industriale, parte poi alla volta della Spagna; a Valencia, ottiene un ulteriore Master. Tornata in Italia, si “forgia” sul campo, collaborando con diversi studi e designers affermati. Il suo talento è riconosciuto a livello internazionale, si distingue vincendo numerosi contest ed espone in importanti manifestazioni, anche all’estero.
La designer Victoria Bocconi Azadinho
I lavori di Victoria prendono sempre ispirazione dai suoi viaggi e dalle culture che incontra, ma…perché Guard? Ce lo spiega direttamente lei: “Dopo essere stata a Londra per la prima volta lo scorso autunno, ho avuto la sensazione di essere in un luogo dove le cose accadono davvero, dove la crisi non arriverà mai e la meritocrazia esiste. Alla fine sono rimasta in Italia, secondo me ancora uno dei migliori posti dove fare design. Ho voluto però portare come me tutte le sensazioni positive di quella città e renderle omaggio come meglio potevo.”
E secondo me ci è riuscita in pieno!