sabato 1 dicembre 2018

Equilibrium Stool, semplicità apparente

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la seduta del designer Guglielmo Poletti.

Bruno Munari si poneva spesso una domanda: “C’è davvero bisogno di un’altra sedia?”, a quanto pare si! Equilibrium Stool rappresenta una soluzione estremamente moderna, quanto divergente nel modo di progettare e concepire una seduta.
Guglielmo Poletti

Autore di questo “pezzo sperimentale” è il trentunenne Guglielmo Poletti, formatosi a Milano e specializzato alla Design Academy di Eindhoven; città olandese nella quale il designer si è stabilito in pianta stabile. Guglielmo si è recentemente distinto nel mondo del Design, ricevendo prestigiosi riconoscimenti e partecipando ad esposizioni come la Dutch Design Week, la Milano Design Week, la fiera PAD London con la Galleria Rossana Orlandi e l'Operæ PHM | Piemonte Handmade con la SEEDS London Gallery.
Equilibrium Stool - Design by Guglielmo Poletti

L’operato di Poletti si radica sull’indagine pratica, riferita ai materiali e ai loro limiti, in relazione alle nozioni di equilibrio e fragilità: conoscere la materia per plasmarla in modo funzionale. Guglielmo decostruisce strutture complesse, per poi riassemblarle con estrema semplicità, valicando gli stereotipi formali, attraverso la manipolazione dei dettagli meno convenzionali.
Così nasce lo sgabello Equilibrium, una struttura ad arco, monolitica, in contrapposizione alla curva superiore sottile, nulla di più. In realtà… molto di più! Il corpo principale è un cilindro in gomma uretanica, piegato e tenuto in tensione da una semplice corda; le sue estremità hanno superficie concava, per far presa sul pavimento e garantirne la stabilità; le medesime corde assicurano alla base la seduta, una spessa lastra calandrata, in rame.
Un dettaglio dello sgabello Equilibrium Stool

Equilibrium Stool ha nell’anima l’eleganza sobria di un arcaico sgabello giapponese e nel corpo, l’innovazione data da moderni materiali, applicati in modo inedito; un oggetto che non è passato inosservato, recentemente acquisito dal Design Museum di Gent per la sua collezione permanente.

Photo Credit Giulia Piermartiri

giovedì 1 novembre 2018

Giochi di trasparenza

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il sofà del designer Marco Lavit Nicora.

Marco Lavit Nicora, classe 1986, italiano di nascita, francese d’adozione, si autodefinisce un architetto che fa il designer nel tempo libero; laureato in architettura all'Ecole Speciale d'Architecture di Parigi e al Royal Melbourne Institute of Technology di Melbourne. Nominato ai “Rising Talent Awards 2018” di Maison et Objet, è senz’altro fra quei giovani creativi da tenere d’occhio.
Marco Lavit Nicora

ATEM è uno dei suoi ultimi progetti che non lascia spazio al superfluo, un divanetto modulare, essenziale e geometrico in ogni dettaglio; se la Bauhaus esistesse ancora, probabilmente oggi progetterebbe così. La velata maglia metallica, quasi impalpabile è un omaggio alla trasparenza; mette a nudo l’oggetto rendendo visibile ogni elemento compositivo e ogni materiale, che oltre a definire e bilanciare l’estetica, assolvono ad una specifica funzione tecnica. Un esempio davvero mirabile nell’utilizzo della rete metallica, per il design d’arredo, come non si vedeva dal 2005 con la poltrona “hi-tech” di Piero Lissoni.
ATEM design by Marco Lavit nicora

Il divano ATEM lascia trasparire anche l’inconfondibile background di architetto del giovane Lavit; nasce da un’idea di oggetto estremamente flessibile e modulare, strutturato in maniera versatile per essere declinato in diversi materiali, fino ad una versione da esterno con telaio e maglia in acciaio inox, legno teak e cuscini in tessuto tecnico da outdoor.
Alcuni dettagli del sofà ATEM

ATEM è un progetto in edizione limitata che Marco ha sviluppato per esaltare il lato più artigianale del made in Italy, visionabile presso la galleria Niufar di Milano, dove è possibile ordinare ed acquistare l’oggetto.
Atelier Lavit è invece lo studio fondato appunto da Marco Lavit nel 2014, potrete trovarlo lì, al numero 46 di Rue Sainte Anne, a Parigi; forse... perché l’architetto globetrotter è sempre in viaggio per il mondo, impegnato su interessanti progetti, che sembrano rimettere in discussione tutti gli stereotipi dell’architettura e del design.

lunedì 1 ottobre 2018

Shardana: quando il legno si ricama

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta l'ultimo progetto del designer Marino Secco.

Marino Secco nasce a Ozieri in Sardegna, la più popolosa cittadina dell’entroterra lugodorese; antico centro di potere e cultura, stabilendosi poi ad Olbia. La Sardegna è un territorio che esercita un’attrazione irresistibile per tutti coloro che hanno il privilegio di conoscerla, sfoggiando un incanto che ammalia.
Marino Secco

Marino si trasferisce a Firenze dove si laurea in design alla LABA, senza però dimenticare la sua terra d’origine, dedicandole la collezione di mobili “Shardana”, con la quale il legno massello si sposa a delicati ricami.
Com’è nata l’idea ce lo racconta il designer stesso: “Un paio d’anni fa, durante l’università, ho partecipato ad un progetto e avevo ancora degli scarti di legno in laboratorio. Per noia un giorno provai a ricamarlo, rischiai di rovinare la ricamatrice, distrussi il legno e lasciai perdere”.
Un dettaglio del mobile Shardana, con in evidenza il prezioso ricamo

Questo fallimento, altro non è se non la scintilla, che attizza la creatività di Marino e lo spinge a perseverare: si appassiona alla storia dei tessuti sardi, degli arazzi, dei tappeti; ricerca e studia come venivano realizzati, con la precisa volontà di utilizzare questi manufatti in un progetto di design rivoluzionario.
Shardana - Design by Marino Secco

Con Shardana, dona nuova forma a questa cultura creando qualcosa di unico, la fusione di due mondi apparentemente distanti, con soluzioni caratterizzate da una particolare singolarità. Il concept mira alla reintepretazione della tradizionale cassapanca sarda; concetto che evolve in un elegante mobile bar, in un armadio e in una credenza. Le maniglie sono pulite e minimali, come estroflessioni nel legno di noce; gli elementi grafici che emergono dalla superficie, attraversando le nervature dell’essenza, non sono stampe né intarsi, ma bensì veri e propri ricami fatti a mano. Disegni sgargianti e personalizzabili, come moderni tatuaggi, vanno ad ornare arredi, che già di per sé risultano eccellenze di design e artigianato.
Shardana nella configurazione di "Mobile bar"

Anche il nome è un omaggio alla nobile isola, gli Shardana erano infatti gli antichi e misteriosi guerrieri sardi, leader dell’ancestrale coalizione dei “popoli del mare”.

Trame urbane: il DNA della città

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la collezione Trame Urbane di Mat3ria Lab.

Come spiegare il fascino intramontabile delle grandi città? Edifici, strade e monumenti che delineano un “metabolismo urbano”. Un vero e proprio organismo vivente, alimentato dalle attività umane che scorrono pulsanti in una fitta rete di infrastrutture.
Molti designer hanno cercato di carpire l’essenza magica delle metropoli, per trasporla in oggetti d’uso comune. Degni di nota sono senz’altro la collezione di gioielli Urbania di Gaspare Buzzatti, le piastrelle City disegnate da Diego Grandi per Lea Ceramiche, il tappeto “City up Milano” di Nodus, firmato da Peter Rankin, la “City Map Shelf Bookcase” by Markus Fischer; non dimentichiamoci poi dei tavolini Poliart di Luca Nichetto per Casamania e del tavolo “Piece by piece” di Alice Guarisco.
Lampada a parete e tavolini dalla collezione Trame Urbane di Mat3ria Lab

Tutti progetti esemplari, sebbene “casi isolati”, ovvero oggetti singoli o piccole serie, che non hanno dato vita ad una collezione espansa di prodotti differenti; caratteristica sulla quale ha invece lavorato Mat3ria Lab, con “Trame Urbane”.
Mat3ria Lab è uno studio fondato da tre giovani designer italiani: Giulia che viene da Bergamo, Flavia da Arese e Federico da Pavia; si conoscono allo IED dove studiano Interior Design, si separano per diverso tempo e poi si riuniscono, carichi di un bagaglio esperienziale, che li porta a creare la loro realtà lavorativa a Milano.
il team Mat3ria Lab

Progetto capofila di questo trio creativo è appunto la collezione Trame Urbane, composta da una serie di tavoli ai quali si affiancano uno specchio e due lampade; una da terra e una da parete. Obiettivo del team, quello rappresentare un nuovo modo di interpretare il reticolato metropolitano, sintetizzandolo in pura forma; creando oggetti di arredo personali e unici, nei quale riscoprire, quell’intimo legame che ci lega da una particolare città.
Tavolini della collezione "Trame Urbane" in lavorazione

Come? Con la totale personalizzazione dei pezzi! Basterà comunicare a Mat3ria Lab, quale sia la città del cuore, la mappa di quest’ultima, verrà digitalizzata per diventare parte del progetto e subito oggetto concreto.
Tutti i pezzi sono 100% Made in Italy, realizzati artigianalmente con l’ausilio di moderne tecnologie come il taglio laser, disponibili in tutte le colorazioni della cartella RAL e in 7 diverse finiture speciali.
www.mat3rialab.it

lunedì 3 settembre 2018

6 domande al designer Marcello Ziliani

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, intervista il designer Marcello Ziliani sul tema "Giovani e Design".

Allievo del grande Achille Castiglioni, Marcello Ziliani, si laureava 30 anni fa al Politecnico di Milano. In questi sei lustri, Ziliani lavora molto, anzi moltissimo, lasciando dietro di se una scia smisurata di pregevoli prodotti e preziose collaborazioni: Calligaris, Pedrali, Flos, Rapsel e Magis, solo per citarne alcune.
Dal 2011 insegna design di prodotto all’università di San Marino, nella sua carriera si occupa anche di scenografie teatrali ed allestimenti; art direction e design coordination; grafica e comunicazione.
Dall'alto dei molti premi ricevuti, non è esagerato definirlo uno dei designer italiani contemporanei più autorevoli e influenti.
Marcello Ziliani - Ph. Diego Alto


Marcello, tu all'inizio della tua carriera hai trascorso diversi anni all'estero per poi tornare in Italia. Quanto conta oggi intraprendere una ricerca personale all'estero per un giovane designer?

È indispensabile! Prima di tutto perché nel settore tradizionalmente praticato in Italia dai designer, l’arredamento, lo spazio è praticamente nullo. Ma anche a livello formativo, un'ipotesi di magistrale o master all'estero ritengo sia sicuramente importante. Ormai secondo me è il concetto stesso di estero che è sbagliato, vanno abbattuti i confini, soprattutto quelli mentali, per approcciarsi al mondo intero.

Hai avuto un maestro importante come Achille Castiglioni, ritieni sia stato un tassello fondamentale per la tua formazione?

Si, sicuramente, questo l'ho sempre detto. Innanzitutto mi ha mostrato come ci si può divertire, progettando cose e come rimanere “leggeri” anche affrontando argomenti seri. 
In secondo luogo, poneva al centro l’osservazione dei comportamenti, la "user experience", facendomi inoltre capire che "un progetto ha un senso, quando ha al suo interno un elemento fondante che ne sia la componente principale".

La domanda amletica per ogni giovane designer: da dove iniziare? Un'esperienza estera? Gavetta in uno studio o presso un'azienda? Cercare visibilità attraverso web e social media? 

Tutti e tre. Ritengo che questi elementi non siano bypassabili, oggi non ci si può concentrare solo su una di queste strade. I social, perché importante strumento di diffusione della propria professionalità; un'esperienza estera, se non durante gli studi, immediatamente dopo, permette invece di approcciarsi a strutture, come studi e aziende di una certa dimensione; che pagano bene e garantiscono possibilità di crescita professionale anche ai giovani neolaureati. Cosa che in Italia è molto più difficile da trovare, sebbene non impossibile.

Quanto è importante secondo te avere sott'occhio tutto il ciclo produttivo della filiera? 

Io ho sempre sostenuto fosse fondamentale: se non sai come si fa una cosa non puoi progettarla! L'alternativa è lasciare nelle mani dei tecnici ed ingegneri la parte di engineering, soluzione molto comoda, ma che “rende schiavi”, con il rischio di perdere il controllo sul progetto, anziché essere un elemento attivo nella progettazione.

Ami definirti un “sediaiolo” e la mole di progetti che hai alle spalle ti dà ragione. Molti ritengono la sedia come uno degli oggetti più difficili da disegnare; condividi questa affermazione?

No, non la condivido, probabilmente perché le disegno abitualmente e quando fai una cosa da tanto tempo, la fai senza accorgerti delle difficoltà; questione di allenamento.
Ho sempre considerato, fin da gli inizi della mia carriera, come afferma Castiglioni, che “Un progetto è un progetto”, pertanto se l'approccio è corretto ogni tipo di oggetto è ugualmente difficile e ugualmente affascinante da affrontare. Tuttavia riconosco che più una tipologia di progetto è praticata, come nel caso della sedia, meno è facile trovare, all'interno di questo tema, sbocchi originali ed interessanti.
Il designer Marcello Ziliani - Ph. Diego Alto


Un consiglio ai giovani designer ed un consiglio alle aziende italiane?

Ai giovani dico innanzitutto di scegliere bene la scuola da frequentare e poi di fare una scelta precisa e su quella insistere; cercare un ambito nel quale credere e su quello concentrarsi, assecondando sempre la propria indole.
Credo invece che le aziende italiane che si occupano di design non abbiano bisogno di consigli, essendo a mio parere un comparto estremamente sano e dinamico. Quelle che non si occupano di design, o che vi si stanno approcciando, prima di cercare un progetto da produrre, dovrebbero pianificare e predisporre una corretta strategia e gli adeguati strumenti commerciali.

mercoledì 1 agosto 2018

Piccole architetture luminose

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta le lampade artigianali di Isabella Garbagnati

I progetti di Isabella Garbagnati, nascono da una ricerca di materiali, che attraversano il linguaggio dello stile e dalla scuola di pensiero del design degli anni 1920-1950. Traducendo le sensazioni dell’epoca, nascono così piccole architetture luminose, oggetti il cui bagliore senza tempo dona vita a materiali altrimenti inerti. L’attenzione al dettaglio, costituisce la soluzione tecnica ed estetica che diventa particolare del carattere personale di ogni oggetto.
Una delle lampade della designer Isabella Garbgnati

“Il senso è guardare con occhi nuovi”, ci ricorda Isabella, che rigirandosi fra le mani pietre e pezzi di lamiera, è già alla ricerca di paesaggi nelle cose, per generare micro-mondi da abitare. A luce accesa questi accostamenti materici accendono un’emozione riflessiva che cattura il recondito presente in ogni uno di noi. Gli occhi scrutano le superfici e le aperture, vogliono entrare e passeggiare all’interno di questi corpi luminosi; oggetti in equilibrio tra arte design e artigianato.
Coppia di lampade - design Isabella Garbagnati
Cugina diretta di Gio Ponti, con nonno architetto, Isabella respira fin da bambina il senso della costruzione e della matericità; si forma in scuole di musica e arte, concretizzando poi il suo percorso in architettura al Politecnico di Milano; allieva del maestro e professore Decio Guardigli.
Coppia di lampade - design Isabella Garbagnati

Negli ultimi 10 anni vive a Parigi, lavorando in grandi studi francesi; le sue lampade nascono nel “VI Arrondissement”, il famoso quartiere parigino, che ha fatto la storia del design. “Sono architetto e passeggiando per le vie delle gallerie mi sono permeata di quella cultura dove tutto sembrava possibile e raggiungibile, dove la razionalità si fondeva con il sogno, dove i materiali esploravano le emozioni di chi li osservava.”
La designer Isabella Garbagnati
La giovane progettista ha quindi deciso di utilizzare per i suoi oggetti, materiali antichi e nobili, come alabastro, ottone, ferro e rame; accostati ad altri più contemporanei, come vetro epossidico e resina. Ogni lampada è un pezzo unico autoprodotto, curato nei minimi dettagli e realizzato personalmente dalla designer, che seleziona i materiali, progetta, ingegnerizza, salda e assembla tutti i componenti.
www.isabellagarbagnati.com

sabato 21 luglio 2018

Lusôr: luce tutto intorno

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta Carlo Sguassero e le sue lampade eco-sostenibili.

Il design moderno è caratterizzato dalla ricerca e sviluppo di nuovi materiali: innovativi, ecologici e belli. La rilevanza dei materiali, nella progettazione è talmente forte da essere stata teorizzata e codificata negli anni 80, in un ramo di progettazione, chiamato “CMF Design”, l’acronimo di Colori, Materiali e Finiture. Un’attività che indaga sulle proprietà cromatiche, decorative e tattili, da applicarsi a prodotti e ambienti.
L'architetto e designer Carlo Sguassero

Il giovane Architetto e Designer, Carlo Sguassero, mette in mostra il suo concetto di innovazione, sostenibilità e ricerca estetica, attraverso la progettazione di una nuova lampada, decisamente rispettosa dell’ambiente.
Lusôr è una parola friulana il cui significato è luce, bagliore; proprio la ricerca di una particolare emissione luminosa, determina il lungo lavoro svolto per produrre un materiale di origine naturale, che potesse dare effetti di luce organici, inaspettati e mutevoli nel tempo.
Lusôr design by Carlo Sguassero

Come? Trasformando scarti in una risorsa preziosa, miscelando granuli di sughero (ricavati dallo smaltimento tappi di bottiglia) o grani ottenuti da gusci di noci e mandorle; con resina bicomponente.
Gli strati di resina sono applicati manualmente su tutta la superficie del paralume, la sottile texture che ne deriva, cambia la diffusione della luce dando vita a colori vivaci e ricchi di sfumature. Il calibro dei granuli viene scelto con attenzione, per ottenere un equilibrio perfetto tra la trasparenza della resina e l’aspetto opaco dei granelli con luce spenta.
La lampada Lusôr dell'architetto e designer Carlo Sguassero

Ogni pezzo è unico, perché realizzato con procedimenti artigianali e con una materia prima che per sua stessa natura è soggetta a mutamenti, alterazioni e combinazioni sempre diversi.
Sguassero applica il cosiddetto pensiero laterale: “...per me tutto nasce da una grande curiosità, come quella dei bambini, cercando di riconoscere il senso e la funzione delle cose e comprendere il loro lato razionale ed emotivo.”
Il designer Carlo Sguassero durante la realizzazione dei prototipi

Un architetto rimasto bambino anche da grande, che cerca di guardare il mondo con occhi sempre diversi, continuamente alla ricerca di qualcosa di nuovo, in grado di trasmettere sensazioni oltre che funzionalità.

venerdì 1 giugno 2018

“Shake the light" un cocktail di luce

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta l’ultimo progetto di J&Vita Design.

Il Design, è cosa nota, corre su un binario parallelo a quello della moda e dell'arte; il “Ready-made Design" si ispira infatti alla corrente artistica fondata da Duchamp, caratterizzata dall'utilizzo di comuni oggetti, decontestualizzati dal loro ambito o funzione, per diventare qualcosa di completamente diverso.
"Shake the Light" design by J&Vita Design

Il Ready-made non è però da confondersi con l'Upcycling, non si parla di riciclo o riutilizzo di un'oggetto; ma piuttosto della capacità di creare nuovi significati, storie e funzioni attraverso la sua “spregiudicata” e volontaria ricollocazione. Una spregiudicatezza intellettuale, che ha dato i natali a icone del design, come la lampada Falkland di Munari o lo sgabello Mezzadro dei fratelli Castiglioni.
Shake the Light" è un esempio da manuale, di questa estroversa corrente del design contemporaneo. Lo shaker d'acciaio abbandona il bancone del bar per riempirsi di luce; si dischiude, si innalza, rotea e trasla, mixando nell'ambiente i raggi luminosi, che si rifrangono sulla superfice metallica.
Jacopo Fettolini e Viola Sarita Tadini, i fondatori di J&Vita Design

Un progetto nato quasi per gioco, fra un cocktail ed uno schizzo su fogli improvvisati, appoggiati al tavolino di un bar. I protagonisti di questa storia sono l'architetto, problem solving, Jacopo Fettolini e la designer, mente creativa, Viola Sarita Tadini; insieme fondano J&Vita Design ed iniziano la carriera da liberi professionisti. Il loro motto? “Proudly Uncommon”, orgogliosamente non comuni!
La lampada "Shake the Light" disegnata da Jacopo Fettolini e Viola Sarita Tadini

Dopo lunghi studi, l’idea del duo prende forma concreta, in acciaio ed alluminio; lucido il primo e colorato il secondo. In alluminio è realizzata la spina dorsale dell'oggetto, ovvero la struttura portante a binario, che presiede ad ogni regolazione del bulbo illuminante; quest'ultimo si attiva a sfioramento, un tocco di magia, che lascia la forma pura, libera da pulsanti e interruttori.
Un oggetto che nella sua essenzialità riesce ad essere divertente e inaspettato, senza risultare mai fuori luogo, in alcun ambiente della casa.
www.jevita.it

martedì 1 maggio 2018

BRILLO… E LA TAVOLA SORRIDE

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta “Artful casacontemporanea”

Ambra Pisati & Maria Laura Sala

La nuova generazione di designer italiani? Cittadini del Mondo che muovono i primi passi su un marketplace globale, cavalcando l'onda della “rivoluzione digitale”, raccontandosi e promuovendosi sui social network, prototipando nei FabLab e vendendo su piattaforme online. Creativi che fanno tesoro della cultura artigiana italiana, così come dei materiali del territorio e delle tecniche antiche; conciliandole con le nuove tecnologie, in risposta alle esigenze del lifestyle contemporaneo.
Brillo by Artful casacontemporanea - Design by Ambra Pisati e Maria Laura Sala

Artful è un brand giovane ma ben strutturato, che promuove un Made in Italy “Girl-powered”, totalmente autoprodotto. I volti dietro questo marchio sono due e non mancano mai di regalare sorrisi, sono quelli di Ambra Pisati e Maria Laura Sala, una coppia di amiche cresciute a “pane e design”, che si sono proposte di accorciare le distanze fra l'atto creativo, il design di qualità ed il cliente finale. Come? Autoproducendo i propri progetti, selezionando artigiani locali per la realizzazione, seguendone la produzione e curandone anche ogni aspetto legato a packaging, comunicazione e promozione.
Il set portabicchieri "Brillo", design by Ambra Pisati e Maria Laura Sala

Artful è una famiglia in continua crescita, che comprende complementi d'arredo ed oggettistica, fra gli ultimi nati c'è Brillo, un giocoso set di sottobicchieri.
Brillo ci permette di evadere dalla monotonia di ogni giorno, ecco che oggetti noiosi, dall'utilizzo noioso, come dei sottobicchieri, subiscono una metamorfosi: diventano un piccolo, divertente, capolavoro di design.
La trottola in legno, tornita da un maestro artigiano, raccoglie una serie di dischi in feltro colorato, tagliati a laser in un laboratorio digitale; morbidi cerchi che ben si adattano ad ogni misura di bicchieri o tazze.
Il corpo di Brillo, una trottola in legno tornita artigianalmente, con il piccolo logo inciso a laser

Ma il gioco non finisce qui, anzi...deve ancora cominciare! La trottola funziona per davvero e ispirandosi al gioco della bottiglia, vi permetterà di estrarre a sorte chi mangerà l'ultima fetta di torta, chi dovrà preparare il caffè oppure il lavapiatti di turno…
La piccola incisione laterale sulla superficie, segnalerà l’inequivocabile “premiato” del gioco.

lunedì 2 aprile 2018

Nexting Tables: valigie del quotidiano

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la nuova serie di tavolini del designer Matteo Mugnai.

Classe 1989, Matteo Mugnai è un designer fiorentino, laureato al Politecnico di Milano, appassionato di nuove tecnologie e stampa 3D.
Il designer Matteo Mugnai con uno degli esemplari di Nesting Tables

Nexting Tables è la sua ultima creazione, un set di tavolini vivaci quanto raffinati, che strizzano l'occhio ad adulti e bambini. Il primo impatto alla vista di questi oggetti è quello di essere davanti a prodotti sovrapponibili e l'impressione è quella giusta: forme identiche e dimensioni diverse. I tre tavolini possono essere utilizzati singolarmente nei differenti ambienti della casa, oppure tutti contemporaneamente nella stessa stanza e poi ricollocati in uno spazio ridottissimo, semplicemente facendoli scorrere uno sotto all'altro.
Le molteplici attività, che avvengono quotidianamente in uno spazio comune, hanno spinto Matteo a creare piani d'appoggio funzionali e fruibili da tutti; un coffee table? Un ripiano svuota tasche? Appoggio per smartphone in carica? Oppure un banchetto per far disegnare i più piccoli? Una sola risposta: Nexting Tables!
Il set "Nesting Tables" design by Matteo Mugnai
Le sorprese non finiscono qui, per questo oggetto, che come versatilità farebbe invidia ad Ikea e come linea stilistica ai grandi marchi italiani. Il piano di ogni tavolino è ben saldo, ma allo stesso tempo facilmente amovibile, per diventare un elegante vassoio in legno massello, velatamente tinteggiato. Sollevato il vassoio scopriamo la terza funzione dei tavolini, sotto al top, un capiente contenitore; cassetto, nel quale riporre riviste, un pc portatile, pastelli ed album da disegno o semplicemente i fastidiosi cavi, alimentatori e prolunghe che “infestano” la zona living. Non un anonimo contenitore, ma bensì uno scomparto elegantemente rivestito con carta da parati a pois.
L'interno foderato dei tavolini Nesting Tables
Come spesso accade nella mente di noi giovani designer, anche per Mugnai, la fonte d'ispirazione è stato “il viaggio”; racconta infatti, come questi tre oggetti, derivino direttamente dalla trasposizione in arredo, di un set di valigie, fedeli compagne e custodi dei beni di chi è sempre in movimento, per lavoro, per studio o per passione.
m.mugnaidesign@gmail.com

giovedì 1 marzo 2018

“Equilibrio” una moderna lanterna domestica

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto del designer Riccardo Grancini.

Una sfera di luce sospesa al centro di una struttura metallica, così potremmo definire la lampada “Equilibrio” progettata da Riccardo Grancini.
Il designer Riccardo Grancini e la sua lampada "Equilibrio"

Proprio il concetto di sospensione e bilanciamento, sono alla base di questo oggetto; il giovane creativo, rivela infatti di essere stato fortemente ispirato, nella progettazione, dalle sculture cinetiche, dell'artista statunitense Alexander Calder. Tutto nasce dalla volontà di poter rendere minima la fonte luminosa e farla “galleggiare” nell’aria, giocando per contrapposizione con il materiale che dovrà sostenerla.
La forma è pulita, minimale, rigorosa ed allo stesso tempo pratica e funzionale. La struttura d'acciaio, forma una maglia strutturale, che abbraccia la sfera in polietilene opalino; oltre che garantirne l'equilibrio formale, assolve da maniglia, per il pratico spostamento e ricollocazione del corpo illuminante.
La lampada "Equilibrio" design by Riccardo Grancini

La lampada Equilibrio è disponibile in diverse versioni ed in tre diverse misure, lo stile sintetico, unito alla sua elementare facilità di utilizzo, lo rende un oggetto adatto sia in un contesto indoor che outdoor. Una creazione “polivalente”, che ben si presta quindi ad illuminare un angolo del nostro salotto, così come a creare una morbida luce d'atmosfera in una veranda o in un giardino; pienamente apprezzabile anche come luce da comodino oppure su una scrivania.
La cornice metallica, è realizzabile, su richiesta, di qualsivoglia colore, per abbinarsi alla perfezione con le cromie degli interni ed i gusti personali della clientela.
Questa attenzione, fortemente analitica, che Grancini ha profuso nell'oggetto, è senz'altro da far risalire al suo percorso formativo e professionale: laureato in Scienze dell'Architettura e specializzato in Product Design. Riccardo si affaccia infatti al mondo della progettazione di prodotti, attratto dalla sua semplicità e...complessità, facce di una stessa medaglia che si orienta verso un lavoro molto razionale, volto alla reinterpretazione del mondo che ci circonda.

giovedì 1 febbraio 2018

Il cavallo a dondolo reinventato con WeWood

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta il progetto WeWood delle designer Arianna Moretti e Sara Marzi.

Entrambe under 30, entrambe laureate in Architettura, entrambe cresciute sulla sponda di un lago, l'una di Garda, l'altra d'Iseo. Arianna Moretti e Sara Marzi sono due progettiste che hanno avuto una brillante intuizione: reinterpretare il tradizionale cavallo a dondolo!
Arianna Moretti e Sara Marzi
Molti designer e aziende ci hanno provato con risultati purtroppo discutibili e non portando alcun valore aggiunto a questo arcaico giocattolo che, da tempi immemori, arreda le camerette dei più piccoli. L'interessante riflessione del duo, ha condotto alla conclusione che in realtà, il cavalluccio, è un passatempo perlopiù solitario.
Un particolare dell'incastro del "cacalluccio a dondolo" WeWood
Come fare quindi a rendere quest'oggetto condivisibile, senza stravolgerne l'iconografia e mantenendone una buona fattibilità e riproducibilità industriale? Questa la sfida che ha impegnato per settimane le menti delle due creative, fino a che, da una tempesta di schizzi e brainstorming, è emerso “WeWood”.
WeWood design by Sara Marzi & Arianna Moretti
Wewood si presenta come un oggetto dalle forme morbide. La liscia superficie in legno al naturale gli conferisce un aspetto ancor più rassicurante e giocoso.
Caratteristica chiave di questo oggetto ligneo è la possibilità di unirsi ad un altro identico, per formare un dondolo più grande e raddoppiare il divertimento; i bambini hanno così modo di interagire e condividere a pieno il momento del gioco. La connessione, resa possibile grazie ad un semplice e saldo incastro, assicura l'aggancio in modo veloce e reversibile, per adattarsi ad ogni esigenza. Inoltre, una volta passata l’età del gioco, WeWood appeso ad una parete, diviene prodotto d’arredo su cui riporre libri e oggetti personali.
WeWood appeso a parete diventa una mensola per raccogliere libri e oggetti
La cura per il dettaglio, la ricerca dei materiali e la particolare attenzione al mondo del bambino, sono peculiarità del metodo progettuale di Arianna e Sara, che hanno optato per il legno curvato, secondo la precisa volontà di far entrare in contatto i più piccoli con un materiale estremamente naturale e sostenibile.
WeWood raddoppia il divertimento! - Design by Arianna Moretti & Sara Marzi

Info e dettagli sul sito dello studio che le ragazze hanno da poco fondato: www.argo4.studio

lunedì 1 gennaio 2018

“Stelo”, alchimia di forma e luce

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, presenta la lampada “Stelo” di Salghetti & Brianza.

Matteo Salghetti è un giovane geometra ventisettenne, laureato in Interior Design e cresciuto a Sale Marasino, sulle sponde del lago d'Iseo, un gioiello incastonato fra le province di Brescia e Bergamo. Specchio d'acqua che ha recentemente ospitato il “The Floating Piers” di Christo e dove è nata la leggendaria azienda d'imbarcazioni Riva.
Matteo ha senz'altro colto l'arte, la creatività e l'abilità artigiana che sembrano ribollire da quelle acque lacustri, inoculandola in tutti i suoi progetti, d'arredo e di design.
È durante la fiera DentroCASA Expo 2015, che Matteo conosce Massimiliana Brianza, anch'essa fra i giovani designer selezionati per l'iniziativa desAUT. Massimiliana è una creativa che si occupa principalmente di “visual” per aziende, ovvero l'analisi di prodotti e la progettazione di ambienti, atti a valorizzarli. Questo lavoro è senz'altro fonte di grande ispirazione, che ha portato alla nascita di vari progetti sperimentali, diventati poi dei complementi d'arredo, proprio come “Stelo”.
Matteo Salghetti e Massimiliana Brianza

I due creativi iniziano quindi un percorso insieme, con un obiettivo comune; quello di comunicare emozioni, esperienze ed idee, attraverso forme, colori e materiali che abbiano un forte impatto sulla vita delle persone.
La lampada Stelo è una delle loro ultime creazioni, un oggetto semplice che racchiude significati mistici derivanti anche dalla “Geometria Sacra”. La piramide, il triangolo ed in particolar modo il cono, sono elementi geometrici che storicamente rappresentano perfezione e stabilità; catalizzatori universali di energie, da ridistribuire ed impiegare. I cappelli dei maghi, le coppe degli alchimisti, le guglie delle chiese, non a caso ricalcano tutti questa particolare forma.
La lampada "Stelo" in cemento e ottone
È questa profonda riflessione che spinge Matteo e Massimiliana a disegnare la base conica della lampada, sovrastata da un'asta dorata, orientabile e versatile, che potesse dirigere come un faro, il generoso fascio luminoso generato.
I materiali come le forme, sono elementari: il cemento (armato) per la base, grezzo e grigio; in contrapposizione al luminoso tubolare d'ottone, disponibile in finitura lucida oppure satinata spazzolata.
Lampada Stelo - Design by: Matteo Salghetti & Massimiliana Brianza

Unico “orpello decorativo” concesso su questo oggetto essenziale è l'opzione di avere una nota di colore, alla base del cono; blu marine, il colore della contemplazione e della spiritualità.
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