martedì 1 gennaio 2019

6 domande al designer Antonio Gardoni

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, intervista il designer Antonio Gardoni sul tema “giovani e design”

Intraprendere la strada del designer è come un viaggio spettacolare e ricco di emozioni, ma la destinazione è ignota e la strada tortuosa; lo sappiamo bene, è scritto dietro al biglietto! Stando al paragone, possiamo definire Antonio Gardoni come un esperto esploratore.
Gardoni è un architetto e designer che può vantare una consolidata ed estesa esperienza internazionale, collabora con Ron Arad, fonda uno studio a Londra e uno a Pechino, oltre ovviamente a quello in Italia. Antonio nel suo lavoro, fa leva su tutte le percezioni sensoriali e mentali dell'uomo; scrive un libro sul cibo “Food by Design”, lancia il brand di profumi custom made “Bogue-profumo”; progetta oggetti di design, così come spazi commerciali ed esperienziali. Si avvalgono della sua consulenza di Art Director, aziende del calibro di Levi’s, Google e Nike.
L'Architetto e Designer, Antonio Gardoni

Antonio, hai puntato molto all'internazionalizzazione della tua professionalità, tant'è che hai uno studio in Italia, uno in Inghilterra e ne hai avuto un altro in Cina. Quanto conta oggi intraprendere una ricerca personale all'estero per un giovane designer?
Per un giovane designer come per ogni persona è importante la curiosità, il senso d'avventura e l'amore perla scoperta, in una grande città internazionale come in un quieto paesello di montagna. La propria ricerca personale si costruisce e si sviluppa come un corso d'acqua che con infiniti tentativi trova vie nelle quali scorrere o sostare. Io ho sempre amato trovarmi a casa in luoghi molto diversi e ho tentato di costruire il mio racconto sotto cieli esotici e nostrani.
Lo studio Cinese dopo una decina di anni ha chiuso i battenti e sono rimaste relazioni di consulenza con aziende e clienti in quella parte del mondo. La mia attenzione ora è tornata a un asse più occidentale che oscilla fra Brescia e Londra. 

La tua poliedricità, ti porta ad affrontare progetti molto diversi; sembra tu non voglia conformarti ad uno stile preciso; è importante o no, ricercare e maturare un proprio stile?
Lo stile come l'eleganza è un'espressione della personalità non un operazione di marketing. Continuo ad essere convinto che la differenza la faccia il processo e il metodo di progetto che si esprime e si sviluppa in modo intelligente nell'esplorare linguaggi e forme fra i più diversi rispondendo a momenti storici, geografici e d'ispirazione. I propri interessi nella loro infinita varietà ed evoluzione trovano spazio nei nostri progetti e nel piacere di costruirli.
Essere riconoscibili non è “la situazione di partenza”, è un risultato non deciso a priori, in altro modo sarebbe un limite.

Molti dei tuoi progetti hanno un forte contenuto emotivo e culturale, quasi in contrapposizione al “freddo” mondo hi-tech. Quanto conta la creatività e quanto la tecnologia in un progetto di successo?
La tecnologia migliore è invisibile e aiuta le forme ad avere contenuto e funzione. La tecnologia resa esplicita è una sorta di pornografia che può essere molto eccitante quanto noiosa. Se un pensiero di progetto è realmente contemporaneo integra il saper fare più antico con mezzi del presente senza affidare ad un solo strumento in evoluzione tutto il suo valore.

La domanda amletica per ogni giovane designer: da dove iniziare? Un'esperienza estera? Gavetta in uno studio o presso un'azienda? Cercare visibilità attraverso web e social media?
Saper guardare e tentare di comprendere la realtà è un esercizio da fare con costanza e passione oltre che con naturalezza. Andare a zonzo fa venire molte idee e libera il pensiero. Comunicare con il mondo ci aiuta a imparare e a confrontarci con le realtà più diverse. Saper scrivere e leggere è indispensabile per costruire un racconto.

Tanti architetti sono anche designer… chi studia architettura ha forse una marcia in più?
L'intelligenza del disegno e del progetto non sempre passa dalla formazione ufficiale e dai titoli.
La scuola è una opportunità tradizionale per incontrare maestri e confrontarsi con colleghi appassionati. 
L'architettura rispetto al puro design ha forse più attitudine al confrontarsi con la realtà, implica saper leggere lo spazio e quindi tutto ciò che implica il comfort e la sensibilità.
L'Architettura è un luogo dal quale imparare storia e futuro, dovrebbe essere insegnata dalle elementari: la città è il nostro campo giochi ed è fatta di architetture; ci dà le coordinate sensibili per la progettazione e indica dove trovare piacere, felicità e comfort.

Un consiglio ai giovani designer e un consiglio alle aziende italiane?
Lavorare il meno possibile e investire nella qualità della vita attenti agli stimoli e ai piaceri che danno forma alla conoscenza e all'esperienza. Circondarsi di persone non direttamente funzionali al prodotto o al profitto e ripassare la storia di Adriano Olivetti.
Le aziende dovrebbero ricercare una qualità più concreta, che deriva anche dall'essere virtuosi a tutti i livelli; concepire il valore della differenza, partendo sempre dal presupposto dell'eccellenza.

Nessun commento:

Posta un commento